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	<title>Musica - TGVP</title>
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	<description>Teatro Giuseppe Verdi Pordenone</description>
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	<title>Musica - TGVP</title>
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		<title>100 CELLOS</title>
		<link>https://teatroverdipordenone.it/spettacolo/100-cellos/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[teatro_press]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 14:03:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel marzo 2012, durante l’occupazione del Teatro Valle di Roma, Giovanni Sollima ed Enrico Melozzi lanciarono sui social una chiamata: chiunque suonasse il violoncello era invitato a presentarsi. Si presentarono in cento.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:14px"><strong>100 CELLOS</strong><br><br><strong>Enrico Melozzi</strong> <em>direttore</em><br><strong>Giovanni Sollima</strong><em> violoncello</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:14px">Programma<br>musiche di Sollima, Melozzi, Purcell, Bach, Pink Floyd, Nirvana, Bowie, Geminiani, Boccherini</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:13px">Crediti foto: Marco Borrelli</p>



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<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:15px">Nel marzo 2012, durante l’occupazione del Teatro Valle di Roma, Giovanni Sollima ed Enrico Melozzi lanciarono sui social una chiamata: chiunque suonasse il violoncello era invitato a presentarsi. Si presentarono in cento. Da quell’esperimento nato per gioco è uscito uno dei progetti concertistici più seguiti d’Europa: un’orchestra aperta, trasversale, in cui grandi professionisti, studenti e appassionati suonano insieme, e ogni tappa aggiunge nuovi membri locali alla formazione. In ogni città il concerto è diverso. Sollima, compositore e violoncellista che ha suonato con Abbado, Muti e Yo-Yo Ma, scrive musica in cui composizione e improvvisazione si mescolano fino a diventare indistinguibili. Il risultato è una massa sonora che sfrutta l’intero registro dello strumento, con una fisicità che nessuna registrazione restituisce.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><br></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>L’OPERA LIRICA PER TUTTI: IL FUTURO IN SCENA</title>
		<link>https://teatroverdipordenone.it/spettacolo/lopera-lirica-per-tutti-il-futuro-in-scena/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[teatro_press]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 10:51:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>consegna delPremio Pordenone MusicaXII edizione, 2026a Barbara Minghetti a seguire L’OPERA LIRICA PER TUTTI: IL FUTURO IN SCENAEducazione partecipativa: scuola, palcoscenico e comunità. dialogo con Barbara Minghetti e Alessandro Tavernae recital di voci soliste accompagnate dal pianoforteCoro di voci bianche delle Scuole Primarie &#8220;Edmondo De Amicis&#8221; e &#8220;Gaspare Gozzi&#8221; di Pordenone ProgrammaGiuseppe Verdi«Tutto è gioia, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:14px">consegna del<br><strong>Premio Pordenone Musica</strong><br><strong>XII edizione, 2026</strong><br><strong>a Barbara Minghetti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:14px">a seguire <br><strong>L’OPERA LIRICA PER TUTTI: IL FUTURO IN SCENA</strong><br><em>Educazione partecipativa: scuola, palcoscenico e comunità.</em><br><br>dialogo con <strong>Barbara Minghetti </strong>e<strong> Alessandro Taverna</strong><br>e <em>recital di voci soliste accompagnate dal pianoforte</em><br><em>Coro di voci bianche delle Scuole Primarie &#8220;Edmondo De Amicis&#8221; e &#8220;Gaspare Gozzi&#8221; di Pordenone</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:14px"><strong>Programma</strong><br>Giuseppe Verdi<br>«Tutto è gioia, tutto è festa», da <em>Rigoletto</em><br><br>Giacomo Puccini<br>«O sole! Vita! Eternità», da <em>Turandot</em><br><br>Giuseppe Verdi<br>«Va, pensiero, sull&#8217;ali dorate», da <em>Nabucco</em></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Appuntamento a Teatro per una serata speciale dedicata all&#8217;opera e alle nuove generazioni di artisti e di pubblico, insieme a Barbara Minghetti assegnataria del Premio Pordenone Musica 2026.</strong><br></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Barbara Minghetti</strong> da oltre trent’anni lavora per avvicinare pubblici diversi all’opera lirica e per sostenere la vitalità del teatro musicale attraverso la formazione, la partecipazione e la progettazione culturale. Una visione che ha trovato in&nbsp;<em>Opera Domani</em>&nbsp;una delle sue espressioni più significative: il progetto, sviluppato da Minghetti nell’ambito delle attività di AsLiCo, ha trasformato il rapporto tra il giovane pubblico e il teatro musicale, coinvolgendo scuole, insegnanti e famiglie e facendo dei bambini non soltanto spettatori, ma parte dello spettacolo: preparati in classe e chiamati in teatro a cantare, ascoltare, partecipare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A Pordenone</strong>, questa presenza dura da diciotto anni e ha portato centinaia di migliaia di bambini, ragazzi e giovani a incontrare l’opera attraverso una partecipazione diretta, capace di creare un rapporto concreto tra scuola e teatro. È una delle esperienze che meglio rappresentano un’attività più ampia, sviluppata da Barbara Minghetti in diversi contesti italiani e all&#8217;estero.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È questo impegno che il</strong> <strong>Premio Pordenone Musica</strong> intende riconoscere a Barbara Minghetti: la capacità di guardare all’opera non soltanto come patrimonio da conservare e trasmettere, ma come un genere vivo, che continua a parlare al presente e costruire il proprio futuro attraverso nuovi ascoltatori, nuovi interpreti e nuove forme di partecipazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La serata</strong> prende spunto da questa idea e mette in relazione dimensioni diverse della vita musicale: la presenza dei bambini che hanno partecipato a&nbsp;<em>Opera Domani</em>, le voci dei giovani cantanti e il patrimonio del grande repertorio operistico. La conversazione con Barbara Minghetti, accompagnata da immagini e testimonianze, allargherà lo sguardo oltre l’esperienza pordenonese per raccontare alcune delle iniziative che hanno segnato il suo lavoro, da&nbsp;<em>Opera Domani</em>&nbsp;ai progetti di partecipazione culturale, fino a esperienze come&nbsp;<em>Verdi Off</em>, nate per portare l’opera e il teatro fuori dai luoghi e dalle modalità tradizionali della rappresentazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il canto dei bambini</strong> &#8211; delle <strong>Scuole &#8220;De Amicis&#8221; e &#8220;Gozzi&#8221; di Pordenone</strong> -, le voci dei giovani artisti e la partecipazione del pubblico restituiscono così il senso di un’idea di teatro nella quale l’opera diventa un luogo d’incontro tra generazioni, competenze e sensibilità diverse. Non un’esperienza rivolta soltanto a chi già conosce il melodramma, ma una possibilità di incontro con un patrimonio musicale che può essere riscoperto, condiviso e trasmesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il finale collettivo</strong> del&nbsp;<em>Va, pensiero</em>, affidato ai bambini, ai giovani artisti e al pubblico, raccoglie idealmente questo significato: una pagina del repertorio che diventa voce comune e che richiama l’idea di un’opera capace di rinnovarsi proprio nel rapporto con chi la ascolta, la interpreta e la vive.</p>



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<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il <strong><em><a href="https://teatroverdipordenone.it/premio-pordenone-musica/premio-pordenone-musica-2025-massimo-bernardini/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Premio Pordenone Musica &#8220;Pia Baschiera Tallon&#8221; &#8211; Educare alla Musica</a></em></strong> è promosso da <strong>Teatro Verdi</strong> e <strong>Comune di Pordenone</strong>, ispirato dalla volontà di <strong>Giulia Tamai Zacchi Cossetti</strong>, indimenticabile Amica del Teatro, e di <strong>Giampaolo Zuzzi</strong>, è sostenuto dal main partner <strong>ITAS Mutua</strong>, gode del sostegno della <strong>Fondazione Friuli</strong> e della collaborazione della <strong>Fondazione Pia Baschiera Arrigo Tallon</strong>.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1000" height="200" src="https://teatroverdipordenone.it/wp-content/uploads/2026/10/premio-pordenone-musica_.png" alt="" class="wp-image-19603" srcset="https://teatroverdipordenone.it/wp-content/uploads/2026/10/premio-pordenone-musica_.png 1000w, https://teatroverdipordenone.it/wp-content/uploads/2026/10/premio-pordenone-musica_-300x60.png 300w, https://teatroverdipordenone.it/wp-content/uploads/2026/10/premio-pordenone-musica_-768x154.png 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>
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		<item>
		<title>GMJO: CRISTIAN MÃCELARU</title>
		<link>https://teatroverdipordenone.it/spettacolo/gustav-mahler-jugendorchester-macelaru/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[teatro_press]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 14:28:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cristian Măcelaru porta la GMJO in un programma costruito su due capolavori che hanno in comune il tema della perdita.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:14px"><strong>GUSTAV MAHLER JUGENDORCHESTER</strong><br><strong>Cristian Măcelaru</strong> <em>direttore</em><br><strong>Julia Hagen</strong> <em>violoncello</em><br><br>programma<br>Antonin Dvorák, <em>Concerto per violoncello n. 2 in si minore, op. 104</em><br>Pëtr Il&#8217;ič&nbsp; Čajkovskij, <em>Sinfonia n. 6 in si minore, op. 74 &#8220;Patetica&#8221;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:14px">Crediti foto: Peter Adamik</p>



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<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:15px">Cristian Măcelaru dirige la GMJO in un programma costruito su due capolavori che hanno in comune il tema della perdita. Il Concerto per violoncello di Dvořák fu scritto a New York nel 1895, durante il soggiorno americano del compositore: la Boemia era lontana, e in quel canto del violoncello — affidato a Julia Hagen, violoncellista salisburghese tra le rivelazioni della sua generazione — si sentono nostalgia e fascino intrecciarsi in un arco melodico di straordinaria continuità. La <em>Patetica</em> di Čajkovskij, scritta nell’estate del 1893 pochi mesi prima della sua morte, è il congedo del compositore dal mondo e da se stesso: una sinfonia che rinuncia al finale trionfale e si chiude nell’Adagio lamentoso. Due pagine in cui la grandezza del gesto sinfonico non nasconde ma porta in primo piano qualcosa di irrimediabilmente personale.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:15px">Erste Group e Vienna Insurance Group sponsor principali della GUSTAV MAHLER JUGENDORCHESTER</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:15px"><strong><a href="https://teatroverdipordenone.it/gustav-mahler-jugendorchester/gustav-mahler-jugendorchester-2025/">Il progetto pluriennale&nbsp;</a><a href="https://teatroverdipordenone.it/gustav-mahler-jugendorchester/gustav-mahler-jugendorchester-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">GMJO</a>&nbsp;del Teatro Verdi Pordenone è sostenuto da Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" width="1920" height="320" src="https://teatroverdipordenone.it/wp-content/uploads/2025/03/piede-gmjo-2025.png" alt="" class="wp-image-15235" style="object-fit:cover;object-position:32% 52%" srcset="https://teatroverdipordenone.it/wp-content/uploads/2025/03/piede-gmjo-2025.png 1920w, https://teatroverdipordenone.it/wp-content/uploads/2025/03/piede-gmjo-2025-300x50.png 300w, https://teatroverdipordenone.it/wp-content/uploads/2025/03/piede-gmjo-2025-1024x171.png 1024w, https://teatroverdipordenone.it/wp-content/uploads/2025/03/piede-gmjo-2025-768x128.png 768w, https://teatroverdipordenone.it/wp-content/uploads/2025/03/piede-gmjo-2025-1536x256.png 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>
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		<item>
		<title>INDIALUCIA</title>
		<link>https://teatroverdipordenone.it/spettacolo/indialucia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[teatro_press]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 14:34:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p> La precisione esecutiva ai limiti della perfezione di questo ensemble formato da artisti provenienti da tre Paesi diversi esalta la straordinaria espressività che ha reso Indialucia un progetto tanto richiesto dal pubblico internazionale.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:14px"><strong>INDIALUCIA</strong><br><em><strong>A Flamenco <strong>journey </strong>to India</strong><br></em><strong>Miguel Czachowski</strong> <em>chitarra flamenco</em><br><strong>Leo Vertunni </strong><em>sitar</em> <em>indiano</em><br><strong>Manish Madankar </strong><em>tabla</em> <em>indiano</em><br><strong>Isaac Peña González</strong> <em>cajón</em> <em>flamenco</em><br><strong>Anna Mendak</strong> <em>danzatrice flamenco</em><br><em>Musiche composte, arrangiate e mixate da </em><strong>Miguel Czachowski</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:13px">Crediti foto: Iwaszko</p>



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<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:15px">Miguel Czachowski porta Indialucia su un terreno che il tāla e il compás condividono da secoli senza saperlo: sitar, tabla e cajón affiancano il flamenco alla musica classica indiana rivelando un’affinità strutturale. Due sistemi, il ritmo e il virtuosismo, che hanno sviluppato in modo indipendente risposte simili alla stessa questione su come corpo e suono si organizzano insieme. La precisione esecutiva ai limiti della perfezione di questo ensemble formato da artisti provenienti da tre Paesi diversi esalta la straordinaria espressività che ha reso Indialucia un progetto tanto richiesto dal pubblico internazionale.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>DIE DEUTSCHE KAMMER­PHILHARMONIE BREMEN</title>
		<link>https://teatroverdipordenone.it/spettacolo/die-deutsche-kammerphilharmonie-bremen/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[teatro_press]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 13:03:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tarmo Peltokoski, direttore ventiseienne “talento del secolo” per il Tagesspiegel, insieme alla violinista Vilde Frang, sono i giovani protagonisti di un programma dove l’architettura solida della Sinfonia “Riforma” di Mendelssohn fa da contrasto a una partitura che invece quella solidità non la raggiunge, e vi rinuncia.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:14px"><strong>DIE DEUTSCHE KAMMER­PHILHARMONIE BREMEN</strong><br><strong>Tarmo Peltokoski</strong> <em>direttore</em><br><strong>Vilde Frang</strong> <em>violino</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:14px">programma<br>Felix Mendelssohn Bartholdy, <em>Ruy Blas &#8211; Ouverture in do minore per orchestra</em>, op. 95 (MWV P15)<br><em>Sinfonia n. 5 in re maggiore per orchestra &#8220;La Riforma&#8221;</em>, op. 107 (MWV N 15)<br>Robert Schumann, <em>Concerto in re minore per violino e orchestra</em>, op. postuma<br><br>Crediti foto: Julia Baier</p>



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<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:15px">Il Concerto per violino di Schumann fu scritto nell’ottobre del 1853. Il violinista Joseph Joachim, al quale era dedicato, non lo eseguì mai: convinto che le anomalie formali dell’opera fossero il segno del collasso mentale di Schumann, chiuse il manoscritto in un armadio, e per testamento stabilì che non potesse essere né eseguito né pubblicato prima del 1956. Ritrovato nel 1933 in circostanze curiose — anche una seduta spiritica vi giocò un ruolo — venne eseguito per la prima volta nel 1937. Tarmo Peltokoski, direttore ventiseienne “talento del secolo” per il Tagesspiegel, insieme alla violinista Vilde Frang, sono i giovani protagonisti di un programma dove l’architettura solida della Sinfonia “Riforma” di Mendelssohn fa da contrasto a una partitura che invece quella solidità non la raggiunge, e vi rinuncia.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>AN IRISH NIGHT</title>
		<link>https://teatroverdipordenone.it/spettacolo/an-irish-night/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[teatro_press]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 13:09:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una serata di ballate, danze e musica strumentale in cui l’arte non si mette in posa.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:14px"><strong>AN IRISH NIGHT</strong><br><strong><em>La lunga notte irlandese<br></em></strong><br><strong>Caitlín Nic Gabhann</strong> <em>concertina, danza</em><br><strong>Aoife Ní Bhriain</strong> <em>violino</em><br><strong>Derek Hickey </strong><em>irish accordion</em><br><strong>Fabio Rinaudo</strong> <em>irish uilleann pipes</em><br><strong>Laura Torterolo</strong> <em>voce e chitarra</em><br><strong>Luca Rapazzini</strong> <em>violino</em><br><strong>Michel Balatti</strong> <em>flauto traverso irlandese</em><br><strong>Tom Stearn</strong> <em>voce, chitarra, bouzouki </em><br><br>Crediti foto: Filippo De Dionigi</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:15px">La musica tradizionale irlandese non ha mai conosciuto la separazione tra musica d’arte e musica popolare che ha segnato la storia musicale europea degli ultimi tre secoli. Derek Hickey alle <em>irish accordion</em> tra i più importanti interpreti della scena folk contemporanea, porta insieme al Birkin Tree una tradizione in cui il virtuosismo e la festa non si distinguono, in cui la stessa musica può essere suonata in un pub o in un teatro senza cambiare una nota. Una serata di ballate, danze e musica strumentale in cui l’arte non si mette in posa.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>ORPHEUS CHAMBER ORCHESTRA</title>
		<link>https://teatroverdipordenone.it/spettacolo/orpheus-chamber-orchestra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[teatro_press]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 13:12:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Con Branford Marsalis — tre Grammy, nominato Jazz Master dalla National Endowment for the Arts — l’Orpheus porta un programma che attraversa cinquant’anni di incontri tra jazz americano e musica da camera europea.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:14px"><strong>ORPHEUS CHAMBER ORCHESTRA</strong><br><strong>Branford Marsalis </strong>sassofono</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:14px">programma<br>Duke Ellington, <em>Four Symphonic Works</em><br>Jeff Beal, <em>Concerto per sassofono e orchestra</em> (commissione della Orpheus Chamber Orchestra)<br>George Gershwin, <em>Un americano a Parigi</em></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:15px">Dal 1972 la Orpheus Chamber Orchestra suona senza direttore: la responsabilità musicale è distribuita tra tutti i componenti, che ruotano nelle posizioni di guida e si confrontano su ogni scelta interpretativa. Con Branford Marsalis — tre Grammy, nominato Jazz Master dalla National Endowment for the Arts — l’Orpheus porta un programma che attraversa cinquant’anni di incontri tra jazz americano e musica da camera europea: le opere sinfoniche di Ellington, <em>Un americano a Parigi</em> di Gershwin e il Concerto per sassofono commissionato a Jeff Beal, compositore di fama internazionale, scritto appositamente per questa collaborazione.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>NDR BIGBAND</title>
		<link>https://teatroverdipordenone.it/spettacolo/ndr-bigband/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[teatro_press]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 13:15:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tra i brani del programma spicca La Dimora dell’Altrove, suite commissionata dalla Big Band, è costruita su due temi contrapposti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:14px"><strong>NDR BIGBAND</strong><br><strong>The Hamburg Radio Jazz Orchestra</strong><br><em>featuring </em><strong>Luigi Grasso</strong><br><strong>Nikki Iles</strong> <em>direttore</em><br><strong>Luigi Grasso</strong> <em>compositore, sassofono</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:14px">programma<br><em>Overture Big Band(a) (2027)</em><br><em>Dimora Dell’Altrove (2024)</em><br><em>Praeludium &amp; Fuga für Big Band B.A.C.H. (2026)</em><br><br>Crediti foto: Maik Floeder</p>



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<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:15px">Luigi Grasso è nato a Napoli, si è formato tra Bologna e Parigi, e dal 2019 è membro stabile della NDR Big Band di Amburgo — una delle grandi orchestre jazz europee. Tra i brani del programma spicca <em>La Dimora dell’Altrove</em>, suite commissionata dalla Big Band, è costruita su due temi contrapposti: <em>Heimweh</em>, la nostalgia della patria — intimo, malinconico — e <em>Fernweh</em>, il desiderio di andare lontano — ritmico, aperto, avventuroso. Nel corso della suite i due temi si cercano e si trasformano assorbendo jazz contemporaneo, rock, musica orchestrale e frammenti di world music. Una partitura che racconta una condizione umana molto diffusa, quella di chi abita più mondi senza appartenere completamente a nessuno.</p>
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		<title>LEONIDAS KAVAKOS APOLLON ENSEMBLE</title>
		<link>https://teatroverdipordenone.it/spettacolo/leonidas-kavakos-apoll%cf%89n-ensemble/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[teatro_press]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 13:23:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Leonidas Kavakos ha smesso di suonare Bach in pubblico per dieci anni. Quando è tornato, ha creato l’Apollon Ensemble con un principio preciso: un musicista per ogni voce, niente di più.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:14px"><strong>LEONIDAS KAVAKOS </strong><br><strong>APOLLON ENSEMBLE</strong><br><strong>Leonidas Kavakos </strong><em>violino</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:14px">programma<br>Johann Sebastian Bach, <em>Sonata per violino in mi minore</em>, BWV1023<br><em>Sonata per violino in do minore</em>, BWV1024<br><em>Sonata per violino in sol maggiore</em>, BWV1021<br>Antonio Vivaldi, <em>Le Quattro Stagioni</em>, op. 8<br><br>Crediti foto: Gregor Hohenberg_Sony Music Entertainment</p>



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<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:15px">Leonidas Kavakos ha smesso di suonare Bach in pubblico per dieci anni. Quando è tornato, ha creato l’Apollon Ensemble con un principio preciso: un musicista per ogni voce, niente di più. Il risultato è una formazione in cui la polifonia delle voci interne emerge con chiarezza, e il dialogo tra solista ed ensemble ha la trasparenza di una conversazione a pochi, in un programma che quasi tutti credono di conoscere ma che in questa lettura rivela dettagli che le grandi orchestre non possono restituire.</p>
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		<title>LA NONA DI BEETHOVEN</title>
		<link>https://teatroverdipordenone.it/spettacolo/la-nona-di-beethoven/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[teatro_press]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 09:06:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Due pianoforti, le voci del Coro del Regio di Parma, e quello che emerge è la struttura nuda di una domanda che non ha ancora trovato risposta; se gli uomini possano davvero accordarsi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:14px"><strong>LA NONA DI BEETHOVEN</strong><br><strong>MAURIZIO BAGLINI &#8211; ALESSANDRO TAVERNA</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:14px">CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA e Voci soliste<br><br><strong>Maurizio Baglini</strong> – <strong>Alessandro Taverna</strong> <em>due pianoforti</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:14px">programma <br>Beethoven, <em>Sinfonia n. 9 in re minore, op. 125</em> &#8220;Corale&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:14px">2027 bicentenario della morte del compositore</p>



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<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:15px">Beethoven scrisse la <em>Nona </em>già sordo: la sentiva solo dentro. Baglini e Taverna la restituiscono spogliata dell&#8217;orchestra; due pianoforti, le voci del Coro del Regio di Parma, e quello che emerge è la struttura nuda di una domanda che non ha ancora trovato risposta; se gli uomini possano davvero accordarsi. Nel bicentenario della morte di Beethoven, a Pordenone Capitale della Cultura, quella domanda risuona con un peso che va oltre la musica.</p>
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