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	<title>Archivi Comunicati stampa - TGVP</title>
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	<description>Teatro Giuseppe Verdi Pordenone</description>
	<lastBuildDate>Tue, 12 May 2026 08:30:23 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Archivi Comunicati stampa - TGVP</title>
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		<title>&#8220;Lisistrata&#8221;, 14 e 15 maggio</title>
		<link>https://teatroverdipordenone.it/pressrelease/lisistrata-14-e-15-maggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[teatro_press]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 08:30:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Con Lella Costa protagonista e la regia di Serena Sinigaglia, tra le più autorevoli e premiate registe della scena nazionale </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:15px">PORDENONE- <strong>Una commedia antica che continua a parlare al presente </strong>con disarmante lucidità, un manifesto pacifista che attraversa i registri della satira, ma anche un <strong>grido politico e civile</strong> affidato alla voce e al carisma di una delle interpreti più amate del teatro italiano contemporaneo<strong>.</strong> Sarà <strong><em>Lisistrata</em></strong> con <strong>Lella Costa</strong> protagonista e la regia di <strong>Serena Sinigaglia</strong>, tra le più autorevoli e premiate registe della scena nazionale – che firma anche l’adattamento del testo con Emanuele Aldrovandi, consulente artistico entrante del Verdi &#8211; a <strong><a href="https://teatroverdipordenone.it/spettacolo/lisistrata/">suggellare giovedì 14 e venerdì 15 maggio</a></strong> (ore 20.30) la programmazione di Prosa del <strong>Teatro Verdi di Pordenone </strong>2025/2026.</p>



<p style="font-size:15px"><strong>Uno degli spettacoli più applauditi e attesi dell’intera stagione italiana</strong> arriva dunque sul <strong>palco pordenonese</strong>: la nuova, vibrante edizione della celebre commedia di <strong>Aristofane</strong>, è affidata all’autorevolezza interpretativa di Lella Costa nel ruolo di <strong>“colei che scioglie gli eserciti”</strong>, come suggerisce il significato stesso del nome Lisistrata. Una <strong>figura femminile potentissima</strong>, ironica, visionaria e rivoluzionaria, che ancora oggi continua a interrogare il presente con sorprendente attualità.</p>



<p style="font-size:15px"><strong>Scritta nel 411 a.c.</strong>, nel pieno della <strong>guerra del Peloponneso</strong>, <em>Lisistrata </em>nasce infatti dentro un <strong>mondo devastato dal conflitto</strong>, dove gli uomini sono tutti al fronte e la pace sembra ormai impossibile. È in questo scenario che Lisistrata convince le donne di tutta la Grecia a unirsi in <strong>uno sciopero del sesso</strong> destinato a interrompersi soltanto quando gli uomini decideranno finalmente di fermare la guerra. Un’idea scandalosa, provocatoria e geniale che Aristofane trasforma in una <strong>satira travolgente</strong>, ma anche in una profonda riflessione sul potere, sulle relazioni tra uomini e donne, sulla politica e sulla possibilità concreta del cambiamento.</p>



<p style="font-size:15px"><strong>“Fate l’amore, non fate la guerra”</strong>: il celebre slogan pacifista degli anni Sessanta sembra già risuonare nelle parole di Aristofane, e proprio questa straordinaria capacità del testo di parlare ancora al nostro presente è al centro della nuova messinscena firmata da Sinigaglia. Dopo i successi di <em>Supplici</em> e <em>L’Empireo</em>, la regista ritorna al Verdi con uno spettacolo che intreccia <strong>comicità, tensione politica ed energia scenica</strong>, grazie a un cast di grande intensità composto da Giorgia Senesi, Maria Pilar Pérez Aspa, Irene Serini, Francesco Migliaccio, Stefano Orlandi e Marco Brinzi.</p>



<p style="font-size:15px"><strong>Lella Costa</strong> restituisce a Lisistrata tutta la sua forza ironica e insieme profondamente umana. La sua protagonista è una donna lucida, determinata, capace di trasformare un gesto individuale in un atto collettivo, di opporsi alla logica della guerra e di rivendicare il diritto alla pace, alla vita e all’amore. Ne nasce uno spettacolo spiazzante, sfacciato, intenso e provocatorio, che unisce il respiro del teatro classico alle inquietudini del presente.</p>



<p style="font-size:15px">La replica di giovedì 14 maggio segna l’ultimo appuntamento stagionale con il progetto <strong>“Teatro No Limits”</strong>, il nuovo percorso di accessibilità attivato quest’anno dal Teatro Verdi di Pordenone in collaborazione con il Centro Diego Fabbri di Forlì per consentire anche alle persone <strong>non vedenti e ipovedenti</strong> di seguire gli spettacoli grazie a un <strong>sistema di audiodescrizione dal vivo</strong>.</p>



<p style="font-size:15px">In attesa delle novità che percorreranno l’estate firmata dal Teatro Verdi, Lisistrata chiude una programmazione Prosa che ha portato a Pordenone alcuni dei più amati interpreti della scena, alternando drammaturgie contemporanee e riletture di grandi classici. Anche in questa occasione il “Caffè Licinio” sarà aperto dalle 19.00 per un aperitivo o per un buffet pre-spettacolo. Si può prenotare a: biglietteria@teatroverdipordenone.it</p>



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<p style="font-size:15px">Ufficio stampa <em>Teatro Verdi Pordenone</em>: <a href="mailto:stampa@teatroverdipordenone.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">stampa@teatroverdipordenone.it</a></p>



<p style="font-size:15px"><em>Vuesse&amp;C – volpe&amp;sain comunicazione</em>: Paola Sain 335.6023988 | Moira Cussigh 328.6785049</p>



<p></p>
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		<title>I 12 Violoncelli dei Berliner Philharmoniker</title>
		<link>https://teatroverdipordenone.it/pressrelease/i-12-violoncelli-dei-berliner-philharmoniker/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[teatro_press]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 13:00:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Domani, martedì 5 maggio, alle 20.30, il palcoscenico del Teatro accoglierà in esclusiva uno dei complessi più straordinari e celebrati della scena musicale internazionale.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:15px">PORDENONE – C’è un’attesa quasi palpabile nell’aria del <strong>Teatro Verdi di Pordenone</strong>: quella per un appuntamento che già si preannuncia <strong>memorabile. </strong>Domani, <strong><a href="https://teatroverdipordenone.it/spettacolo/i-12-violoncelli-dei-berliner-philharmoniker/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">martedì 5 maggio</a></strong>, alle <strong>20.30</strong>, il palcoscenico pordenonese accoglierà in <strong>esclusiva</strong> uno dei complessi più straordinari e celebrati della scena musicale internazionale, <strong>I 12 Violoncelli dei Berliner Philharmoniker</strong>. Un appuntamento che, a poche ore dal via, è ormai <strong>alla soglia del sold out</strong>, segno tangibile di quanto questa presenza rappresenti un’autentica rarità e un richiamo irresistibile per il pubblico.</p>



<p style="font-size:15px">Sono unici, e non è un modo di dire. Nati quasi per caso nel <strong>1972</strong> da una produzione radiofonica dell’<em>Hymnus</em> di Julius Klengel, <strong>I 12 Violoncelli dei Berliner Philharmoniker</strong> si sono progressivamente affermati come una vera e propria <strong>leggenda della musica</strong>, una “orchestra nell’orchestra” capace di ridefinire i confini espressivi del proprio strumento. Oltre <strong>cinquant’anni di attività</strong>, tournée nei cinque continenti, riconoscimenti prestigiosi come l’<strong>Echo Klassik</strong> e una presenza costante nei più importanti co<strong>ntesti istituzionali e concertistici</strong> – fino a esibirsi davanti a capi di Stato e alle più alte cariche internazionali – raccontano una storia di eccellenza assoluta e di continua evoluzione.</p>



<p style="font-size:15px">Ciò che rende questa formazione così speciale è una combinazione rara di <strong>perfezione tecnica</strong>, <strong>profondità timbrica</strong> e <strong>libertà creativa</strong>. I loro concerti non sono semplici esecuzioni, ma autentici <strong>viaggi sonori</strong>, esperienze immersive in cui il violoncello si moltiplica, si trasfigura, diventa orchestra sinfonica, ensemble cameristico, perfino big band. Un <strong>caleidoscopio di colori e suggestioni</strong> che attraversa i generi in un <em>cross over</em> che accosta con sorprendente naturalezza <strong>repertorio classico e contaminazioni jazz, il tango e le colonne sonore</strong>, in un dialogo continuo tra tradizione e invenzione che conquista ascoltatori di ogni età.</p>



<p style="font-size:15px">Il programma scelto per la serata pordenonese è, in questo senso, un vero manifesto della loro straordinaria versatilità. Si apre con le <strong>Bachianas Brasileiras n. 1</strong> di <strong>Heitor Villa-Lobos</strong>, pagine che fondono la lezione di Bach con il respiro ritmico della musica brasiliana, per poi approdare alla dimensione sospesa e contemplativa di <strong>Fratres</strong> di <strong>Arvo Pärt</strong>. Accanto a questi capolavori, trovano spazio incursioni nella chanson francese con <strong>Sous les ponts de Paris</strong> e <strong>Fleur de Paris</strong>, restituite con eleganza e spirito, prima di un secondo tempo che amplia ulteriormente l’orizzonte espressivo: dai ritmi brillanti e leggeri di <strong>Tea for Two</strong> alle suggestioni del grande cinema firmate da <strong>Nino Rota</strong> ed <strong>Ennio Morricone</strong>, fino alla poesia impressionista di <strong>Clair de lune</strong> di <strong>Claude Debussy</strong>. Gran finale affidato all’intensità e alla malinconia del tango di <strong>Astor Piazzolla</strong>, per un percorso musicale che attraversa epoche e linguaggi con sorprendente coerenza.</p>



<p style="font-size:15px">È proprio questa capacità di reinventare la musica, di darle nuova vita attraverso una formazione inusuale e affascinante, a rendere <strong>I 12 Violoncelli dei Berliner Philharmoniker</strong> un fenomeno unico nel panorama internazionale. Un ensemble che unisce <strong>rigore e libertà</strong>, <strong>virtuosismo e leggerezza</strong>, <strong>profondità e ironia</strong>, mantenendo sempre una straordinaria qualità del suono e una sensibilità interpretativa fuori dal comune. Il <strong>Teatro Verdi di Pordenone</strong>, ancora una volta, si conferma crocevia privilegiato della grande musica, capace di portare sul proprio palcoscenico artisti e formazioni di assoluto rilievo mondiale. E se il <strong>sold out</strong> preannunciato è il segnale più evidente dell’attesa, sarà l’atmosfera stessa della sala, densa di attenzione e partecipazione, a restituire fino in fondo la portata di un evento che si annuncia già <strong>memorabile</strong>, destinato a lasciare un’impronta profonda nella programmazione musicale del Verdi e nella memoria del pubblico. Sul palco Ludwig Quandt, Uladzimir Sinkevich, Solène Kermarrec, Nikolaus Römisch, Christoph Igelbrink, Olaf Maninger, Martin Menking, Knut Weber, Stephan Koncz, David Riniker, Moritz Huemer, Martin Löhr.</p>



<p style="font-size:15px">Come di consueto, il “Caffè Licinio” sarà aperto dalle 19.00 per un aperitivo o per un buffet pre-spettacolo. Si può prenotare a: biglietteria@teatroverdipordenone.it</p>



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<p style="font-size:15px">Ufficio stampa <em>Teatro Verdi Pordenone</em>: <a href="mailto:stampa@teatroverdipordenone.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">stampa@teatroverdipordenone.it</a></p>



<p style="font-size:15px"><em>Vuesse&amp;C – volpe&amp;sain comunicazione</em>: Paola Sain 335.6023988 | Moira Cussigh 328.6785049</p>
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		<title>&#8220;I miei stupidi intenti&#8221;</title>
		<link>https://teatroverdipordenone.it/pressrelease/i-miei-stupidi-intenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[teatro_press]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 10:10:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tratto dall’omonimo romanzo di Bernardo Zannoni, lo spettacolo, freschissimo di debutto a Lugano e dopo sole due tappe in altrettanti teatri italiani, arriva in Teatro mercoledì 29 e giovedì 30 aprile in esclusiva per il Nordest.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:15px">PORDENONE- Un <strong>romanzo sorprendente</strong>, vincitore del <strong>Premio Campiello 2022</strong>, firmato dal giovanissimo <strong>Bernardo Zannoni</strong>. L’affiatata e <strong>super premiata</strong> compagnia <strong>VicoQuartoMazzini</strong> e una regia, quella di <strong>Michele Altamura</strong> e <strong>Gabriele Paolocà</strong>, che incontra in scena <strong>Giuseppe Cederna</strong>, tra i più amati protagonisti del <strong>teatro</strong> e del <strong>cinema italiano</strong>. Sono questi gli elementi che fanno di <strong>“I miei stupidi intenti”</strong>, uno degli appuntamenti teatrali dell’anno. Una <strong>favola nera</strong> e visionaria, in cui le grandi domande sull’esistenza si specchiano nello sguardo di un animale, tra <strong>istinto e coscienza</strong>, <strong>sopravvivenza e desiderio di consapevolezza</strong>. La <strong>parabola inquieta e luminosa</strong> di una creatura che tenta ostinatamente di superare la propria natura, interrogando il senso stesso dell’esistenza.</p>



<p style="font-size:15px">Tratto dall’omonimo romanzo – acclamato anche dal <strong>New York Times</strong>, tradotto in tutta Europa e negli Stati Uniti – lo spettacolo, <strong>freschissimo di debutto a Lugano</strong> e dopo sole due tappe in altrettanti teatri italiani, arriva al <strong>Teatro Verdi di Pordenone</strong> <strong><a href="https://teatroverdipordenone.it/spettacolo/i-miei-stupidi-intenti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mercoledì 29 e giovedì 30 aprile</a></strong> <strong>in esclusiva per il Nordest</strong> (inizio ore 20.30). Nuova produzione di <strong>LAC Lugano</strong> (in coproduzione con Scarti Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione, Piccolo Teatro di Milano Teatro, Stabile dell’Umbria e Teatro Nazionale di Genova), <strong>I miei stupidi intenti</strong> conferma il percorso di ricerca di <strong>VicoQuartoMazzini</strong>, tra le realtà più vitali della <strong>scena contemporanea</strong>. Il romanzo – e lo spettacolo – raccontano la storia di <strong>Archy</strong>, una giovane <strong>faina</strong> che tradisce la propria natura e abbandona una vita di stenti e bestialità per inseguire una domanda radicale: il <strong>senso della vita</strong> e <strong>Dio</strong>. Resa zoppa e venduta dalla madre, Archy viene acquistata da una <strong>vecchia volpe usuraia</strong> che le rivela il potere della <strong>parola scritta</strong> attraverso un misterioso <strong>libro sacro</strong>. Da quel momento si apre per lei una nuova percezione del <strong>tempo</strong>, della <strong>memoria</strong> e della <strong>morte</strong>, in un percorso che è insieme <strong>ascesa e caduta</strong>, <strong>rivelazione e smarrimento</strong>. Ne emerge una riflessione profonda e perturbante: <strong>cosa ci libera dallo stato animale?</strong> Cosa permette di superare le passioni più basse per elevarsi a una forma più alta e consapevole? E soprattutto, <strong>qual è la verità?</strong> Domande che attraversano la scena e chiamano in causa direttamente lo spettatore.</p>



<p style="font-size:15px">La regia di <strong>Altamura</strong> e <strong>Paolocà</strong>, fondatori e anime della compagnia, traduce l’universo di Zannoni in un linguaggio scenico capace di coniugare <strong>forza mitica</strong> e <strong>tensione filosofica</strong>. «Tradurre sulla scena l’universo estetico evocato da Zannoni ci è sembrato stimolante – spiegano –. Il contesto in cui fa abitare la sua parola, apre a possibilità narrative dal sapore ancestrale e al contempo <strong>iper-innovativo</strong>, che ci ha spinti a cercare un approccio registico inconsueto, altrettanto perturbante. La necessità di rimettere il <strong>Teatro</strong> al centro del discorso pubblico combacia con l’urgenza di affrontare i temi del presente e la violenza dei suoi cambiamenti».</p>



<p style="font-size:15px">In scena un cast affiatato: accanto a Cederna e gli stessi registi, <strong>Leonardo Capuano</strong>, <strong>Jonathan Lazzini</strong> e <strong>Arianna Scommegna</strong>, chiamati a dare corpo a un universo sospeso tra <strong>allegoria e concretezza</strong>. Le <strong>scene di Daniele Spanò</strong>, le <strong>luci di Giulia Pastore</strong> e le <strong>musiche originali di Demetrio Castellucci</strong> costruiscono un impianto visivo e sonoro fortemente evocativo. Dopo il successo de <strong>La ferocia</strong>, tratto dal successo editoriale di <strong>Nicola Lagioia</strong>, che è valso alla compagnia <strong>4 Premi Ubu</strong>, <strong>VicoQuartoMazzini</strong> prosegue così la propria esplorazione della <strong>letteratura contemporanea italiana</strong>, confermando una ricerca che unisce <strong>rigore, immaginazione e tensione civile</strong>. <strong>I miei stupidi intenti</strong> si impone come un’esperienza teatrale intensa e stratificata, capace di parlare al presente attraverso una storia antica e universale: quella del desiderio – forse impossibile ma irriducibile – di <strong>diventare altro da sé</strong>.</p>



<p style="font-size:15px">Come di consueto il “Caffè Licinio” aprirà dalle 19.00 per un aperitivo o per un buffet pre-spettacolo. Per prenotazioni biglietteria@teatroverdipordenone.it</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p style="font-size:15px">Ufficio stampa <em>Teatro Verdi Pordenone</em>: <a href="mailto:stampa@teatroverdipordenone.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">stampa@teatroverdipordenone.it</a></p>



<p style="font-size:15px"><em>Vuesse&amp;C – volpe&amp;sain comunicazione</em>: Paola Sain 335.6023988 | Moira Cussigh 328.6785049</p>
<p>The post <a href="https://teatroverdipordenone.it/pressrelease/i-miei-stupidi-intenti/">&#8220;I miei stupidi intenti&#8221;</a> appeared first on <a href="https://teatroverdipordenone.it">TGVP</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il doppio balletto &#8220;Stabat Mater e Carmina Burana&#8221;</title>
		<link>https://teatroverdipordenone.it/pressrelease/il-doppio-balletto-stabat-mater-e-carmina-burana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[teatro_press]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 10:02:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Atteso venerdì 24 aprile (ore 20.30) l'ultimo appuntamento della programmazione danza, un evento in esclusiva regionale che porta sul palco una delle realtà più autorevoli e longeve della scena europea, l’OperaBalet Maribor.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:15px">PORDENONE- C’è una linea sottile, vibrante, che attraversa il <strong>dolore e la gioia</strong>, il <strong>sacro e il profano</strong>, il <strong>cielo e la terra</strong>: è la linea della <strong>danza</strong> quando diventa <strong>visione</strong> e <strong>rito collettivo</strong>. Atteso <strong><a href="https://teatroverdipordenone.it/spettacolo/stabat-mater-carmina-burana/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">venerdì 24 aprile</a> </strong>(ore 20.30) al <strong>Teatro Verdi di Pordenone</strong> ultimo appuntamento della<strong> programmazione danza</strong>, un evento in <strong>esclusiva regionale</strong> che porta sul palco <strong>una delle realtà più autorevoli e longeve della scena europea</strong>, <strong>l’OperaBalet Maribor</strong>, protagonista di un <strong>intenso dittico</strong> firmato dal coreografo <strong>Edward Clug</strong>.</p>



<p style="font-size:15px">Due capolavori, due universi emotivi contrapposti e complementari: “<strong>Stabat Mater”</strong> su musica di <strong>Giovanni Battista Pergolesi</strong> e “<strong>Carmina Burana”</strong> su musica di <strong>Carl Orff</strong>. Un <strong>doppio affresco coreografico</strong> che attraversa la <strong>condizione umana in tutte le sue tensioni</strong>, sospesa tra spiritualità e istinto, raccoglimento e vitalità, meditazione e impulso vitale.</p>



<p style="font-size:15px">Il <strong>Balletto del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor</strong> – tra le principali istituzioni culturali della Slovenia, con quasi un secolo di storia – approda a Pordenone dopo aver calcato i palcoscenici dei più prestigiosi festival internazionali, confermandosi come una compagnia capace di fondere tradizione e innovazione in un linguaggio scenico di forte impatto visivo.</p>



<p style="font-size:15px">Nel primo quadro, “<strong>Stabat Mater”</strong> si confronta con <strong>uno dei temi più iconici della tradizione occidentale</strong>: la <strong>Vergine addolorata ai piedi della croce</strong>. Ma Clug evita ogni lettura puramente illustrativa o devozionale e sposta l’asse emotivo dell’opera: al centro non è tanto il dolore, quanto ciò che da esso scaturisce, la <strong>speranza</strong>. La figura di Maria viene così sottratta alla fissità dell’icona sacra per diventare <strong>presenza umana, fragile e universale</strong>. Il coreografo <strong>traduce la partitura di Pergolesi in un linguaggio essenziale</strong>, fatto di gesti scolpiti e relazioni intime sul rapporto madre-figlio: una meditazione coreografica che non guarda solo alla perdita, ma alla sua capacità di generare senso.</p>



<p style="font-size:15px">A questa dimensione verticale e introspettiva si contrappone la travolgente energia dei “<strong>Carmina Burana”</strong>, <strong>celebre cantata scenica di Orff</strong> ispirata a testi medievali. Qui la danza si fa <strong>forza primitiva, slancio vitale</strong>, celebrazione della forza ciclica della natura e dell&#8217;imprevedibilità della Fortuna. Clug ne esalta la componente dionisiaca e giovanile, senza rinunciare a un sottile senso di inquietudine e rigenerazione, costruendo una potente allegoria del vivere. “Una coreografia ricca di riferimenti allegorici che trasforma la quotidianità in una visione atemporale”, <strong>afferma lo stesso Clug</strong>, che negli ultimi vent’anni ha guidato il Balletto di Maribor verso un riconoscimento internazionale sempre più ampio. Questo<strong> dittico di straordinaria intensità</strong> intreccia i temi universali del dolore, della speranza e del destino nella forma simbolica del cerchio, immagine perfetta della vita che continuamente si rinnova. Il <strong>linguaggio coreografico, moderno e minimale</strong>, unito alla <strong>forza evocativa delle musiche</strong>, amplifica la profondità emotiva di uno spettacolo che si offre come <strong>esperienza immersiva</strong> dove il gesto scultoreo e la sobrietà della scena amplificano la profondità emotiva della musica. Una potente allegoria sulla condizione umana, “sospesa tra la ricerca del trascendente e l’accettazione della travolgente e terrena gioia di vivere”. Questo nuovo, imperdibile appuntamento con la <strong>grande danza </strong>conferma il <strong>Teatro Verdi di Pordenone come crocevia di eccellenza artistica</strong>, capace di portare sul territorio produzioni di altissimo livello e di dialogare con il pubblico attraverso linguaggi universali e contemporanei.</p>



<p style="font-size:15px">Ad arricchire la serata, il “Caffè Licinio” sarà aperto dalle 19.00 per aperitivi e buffet pre-spettacolo (prenotazioni in biglietteria: <a href="mailto:biglietteria@teatroverdipordenone.it">biglietteria@teatroverdipordenone.it</a>).</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Salam/Shalom. Due padri</title>
		<link>https://teatroverdipordenone.it/pressrelease/salam-shalom-due-padri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[teatro_press]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 10:56:14 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://teatroverdipordenone.it/?post_type=pressrelease&#038;p=18121</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo spettacolo tratto da "Apeirogon" di Colum McCann, andrà in scena domani, martedì 21 aprile, ore 20.30</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:15px"><strong>PORDENONE</strong> – Ci sono gesti che in tempo di pace sembrano semplici, quasi scontati: guardarsi negli occhi, tenersi per mano, ascoltarsi davvero. Ma quando la realtà è dominata da un conflitto feroce e, almeno apparentemente, senza soluzione, quei gesti diventano un atto eroico. “<strong>Salam/Shalom. Due padri</strong>”, tratto dallo straordinario romanzo <strong><em>Apeirogon</em></strong> di <strong>Colum McCann</strong> – Premio Tiziano Terzani 2022 &#8211; è il titolo dello spettacolo in programma <strong>domani, <a href="https://teatroverdipordenone.it/spettacolo/salam-shalom-due-padri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">martedì 21 aprile, alle 20.30</a>, sul palco del Teatro Verdi di Pordenone</strong>. Prodotto dal <strong>CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia</strong> e dal <strong>Festival vicino/lontano-Premio Terzani</strong>, più che uno spettacolo, è una testimonianza necessaria, una chiamata all’ascolto dentro uno dei conflitti più laceranti e apparentemente irrisolvibili del nostro tempo. Nell’adattamento di <strong>Paola Fresa, Massimo Somaglino</strong> e <strong>Alessandro Lussiana </strong>danno vita e corpo sul palcoscenico a <strong>Rami</strong>, israeliano, e <strong>Bassam</strong>, palestinese: due uomini reali, conosciuti da McCann, <strong>due padri segnati dallo stesso dolore inconcepibile</strong>, quello della perdita delle proprie figlie, uccise ciascuna dalla violenza dell’altro fronte. Eppure è proprio da quel lutto, da quella ferita che potrebbe generare soltanto odio, che nasce la possibilità di un incontro. Quando vengono a conoscenza delle rispettive tragedie, Rami e Bassam si <strong>riconoscono nel dolore reciproco</strong>, diventano amici e <strong>scelgono di trasformare la sofferenza in una battaglia comune per la pace</strong>, contro la tentazione della vendetta e contro la trappola dell’odio.</p>



<p style="font-size:15px">Il romanzo di McCann è un caleidoscopio di <strong>mille e uno frammenti</strong>, come se solo una <strong>forma aperta, mobile, infinitamente sfaccettata</strong> potesse provare a restituire la <strong>complessità di una terra e di una storia che rifiutano semplificazioni</strong>, i brandelli di un conflitto apparentemente senza soluzione. L’apeirogon, figura geometrica dai lati infiniti, diventa così <strong>immagine potente di un conflitto</strong> che non può essere osservato da un solo lato, né compreso da un unico punto di vista. Infiniti sono gli angoli, gli sguardi, le contraddizioni; e dentro questo caos <strong>restano due padri,</strong> uniti da uno stesso strazio e da una stessa ostinata volontà di non lasciare l’ultima parola alla violenza.</p>



<p style="font-size:15px"><em><strong>Apeirogon</strong> </em>acquista <strong>ancora più pregnanza oggi</strong>, quando l’ennesimo conflitto mediorientale ci getta in faccia ogni giorno nuove stragi di innocenti. Così anche lo spettacolo giunge al <strong>Verdi</strong> con una forza che oggi si fa ancora più urgente. <strong>La vicenda di Rami e Bassam</strong> non è solo una <strong>straziante denuncia: è anche un flebile e tenace sogno di umanità possibile</strong>. È un teatro che non offre scorciatoie ma apre uno <strong>spazio di comprensione:</strong> nella geometria dell’apeirogon, ogni punto può essere raggiunto, anche quello che oggi sembra più lontano.</p>



<p style="font-size:15px">Ad accompagnare la serata ci sarà anche una proposta speciale riservata ai possessori di biglietti e abbonamenti: un <strong>aperitivo-degustazione esclusivo</strong> al costo di <strong>10 euro</strong>, da gustare prima o dopo lo spettacolo presso l’<strong>Osteria All’Ombra</strong>, in <strong>viale Martelli 4/b</strong>, a pochi passi dal Teatro. Un’occasione pensata per prolungare l’esperienza della visione in un tempo di convivialità e condivisione, tra riflessioni, emozioni e valorizzazione delle eccellenze locali.</p>



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<p style="font-size:15px">Ufficio stampa <em>Teatro Verdi Pordenone</em>: <a href="mailto:stampa@teatroverdipordenone.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">stampa@teatroverdipordenone.it</a></p>



<p style="font-size:15px"><em>Vuesse&amp;C – volpe&amp;sain comunicazione</em>: Paola Sain 335.6023988 | Moira Cussigh 328.6785049</p>



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		<title>Contrappunti: Duo Armellini</title>
		<link>https://teatroverdipordenone.it/pressrelease/contrappunti-duo-armellini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[teatro_press]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 10:28:16 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://teatroverdipordenone.it/?post_type=pressrelease&#038;p=18113</guid>

					<description><![CDATA[<p>Venerdì 17 aprile alle 20.30 in Sala Palco protagonisti saranno Ludovico e Leonora Armellini, fratelli nella vita e partner artistici, impegnati in un programma che riporta al centro della scena il dialogo classico tra violoncello e pianoforte.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:15px">PORDENONE – Prosegue nel segno dell’<strong>ascolto ravvicinato e della qualità interpretativa</strong> la rassegna <strong>Contrappunti</strong>, che al <strong>Teatro Verdi di Pordenone</strong> continua a <strong>esplorare la musica da camera</strong> come spazio privilegiato di <strong>dialogo, ricerca e relazione sonora</strong>. Un percorso che <strong>mette al centro giovani interpreti già affermati a livello internazionale</strong>, chiamati a confrontarsi con programmi originali e ad alto tasso espressivo, restituendo alla dimensione cameristica la sua natura più autentica: laboratorio del pensiero musicale e luogo di incontro tra sensibilità.</p>



<p style="font-size:15px">Dopo i primi appuntamenti che hanno attraversato repertori e formazioni differenti, la rassegna prosegue con una delle sue tappe più intime e raccolte. <strong><a href="https://teatroverdipordenone.it/spettacolo/duo-armellini/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Venerdì 17 aprile alle 20.30 in Sala Palco</a></strong> protagonisti saranno <strong>Ludovico e Leonora Armellini</strong>, <strong>fratelli</strong> nella vita e <strong>partner artistici</strong>, impegnati in un programma che riporta al centro della scena il dialogo classico tra violoncello e pianoforte.</p>



<p style="font-size:15px">Il loro è un incontro musicale che <strong>nasce da una complicità profonda</strong>, capace di trasformare la scrittura in conversazione e il suono in gesto condiviso. Il programma attraversa il <strong>tardo Romanticismo e il primo Novecento</strong>, accostando pagine di rara esecuzione a uno dei vertici del repertorio cameristico. Si apre con la <strong><em>Sonata breve</em></strong> di Silvio Omizzolo, articolata in <strong>tre movimenti</strong> che alternano leggerezza, eleganza e tensione espressiva, per poi proseguire con le variazioni “<strong>Kultaselle</strong>” di Ferruccio <strong>Busoni</strong>, dove il tema popolare finlandese diventa terreno di raffinata elaborazione. A queste si affianca l’<em><strong>Andante sostenuto</strong> </em>di Guido Alberto <strong>Fano</strong>, pagina di intensa cantabilità e lirismo sospeso, prima di approdare al cuore del concerto: la <strong><em>Sonata per violoncello e pianoforte in sol minore op. 65</em></strong> di Frédéric <strong>Chopin</strong>. Opera tarda e profondamente introspettiva, la Sonata rappresenta una delle espressioni più alte della scrittura cameristica chopiniana, in cui la tensione tra i due strumenti si traduce in un equilibrio delicato tra slancio lirico e densità formale. L’intero programma si configura così come un i<strong>tinerario nel quale la dimensione affettiva e quella architettonica della musica si intrecciano costantemente</strong>: un percorso che trova nella relazione tra i due interpreti il proprio <strong>fulcro espressivo</strong>, restituendo al pubblico un’esperienza d’ascolto diretta, essenziale e profondamente condivisa.</p>



<p style="font-size:15px">Come per gli altri appuntamenti della rassegna, anche questa serata sarà accompagnata da una <strong>proposta speciale dedicata al pubblico</strong>: un aperitivo-degustazione riservato ai possessori di biglietti e abbonamenti, disponibile al costo di 10 euro presso <strong>l’Osteria “All’Ombra”</strong>, a pochi passi dal Teatro. Un’occasione per prolungare l’esperienza musicale in un momento di convivialità e confronto, tra suggestioni sonore e sapori del territorio.</p>



<p style="font-size:15px">Informazioni e biglietti presso la biglietteria del Teatro Verdi di Pordenone e <a href="https://teatroverdipordenone.ticka.it/dettaglio-spettacolo.php?negozio_spettacolo_id=1421" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>online</strong></a>.</p>



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<p style="font-size:15px"><strong>Ufficio stampa <em>Teatro Verdi Pordenone</em>: stampa@teatroverdipordenone.it</strong></p>



<p style="font-size:15px"><strong><em>Vuesse&amp;C – volpe&amp;sain comunicazione</em></strong><strong>: Paola Sain 335.6023988 </strong>|<strong> Moira Cussigh 328.6785049</strong></p>
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		<title>Giovedì 16 aprile appuntamento con R-Evolution Green</title>
		<link>https://teatroverdipordenone.it/pressrelease/giovedi-16-aprile-appuntamento-con-r-evolution-green/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[teatro_press]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 10:21:37 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://teatroverdipordenone.it/?post_type=pressrelease&#038;p=18112</guid>

					<description><![CDATA[<p>Alle ore 18, incontro dal titolo “Piante alimurgiche, tisane e fiori di montagna”</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:15px">PORDENONE – C’è stato un tempo in cui il paesaggio non era solo qualcosa da osservare, ma un <strong>luogo da abitare profondamente</strong>, da conoscere nei suoi ritmi e nelle sue risorse più minute. Un tempo in cui <strong>prati, margini e sentieri</strong> custodivano <strong>un sapere diffuso e quotidian</strong>o: <strong>quello delle piante spontanee, parte integrante dell’alimentazione e della cura</strong>, capaci di integrare una dieta povera, prevenire malattie e arricchire i cibi di aromi e proprietà. A partire da questa memoria, spesso dimenticata o relegata a pratiche antiche, nasce l’incontro “<strong>Piante alimurgiche, tisane e fiori di montagna</strong>”, nuovo appuntamento della rassegna a cura del <strong>Teatro Verdi di Pordenone, R_Evolution Green</strong>, quest’anno dedicata al tema del cibo di montagna, in programma domani, <strong><a href="https://teatroverdipordenone.it/spettacolo/piante-alimurgiche-tisane-e-fiori-di-montagna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">giovedì 16 aprile alle 18.00</a></strong> al <strong>Ridotto del Teatro</strong>.</p>



<p style="font-size:15px">Al centro del nuovo appuntamento, il <strong>mondo delle piante alimurgiche</strong> – quelle specie spontanee tradizionalmente utilizzate a scopo <strong>alimentare</strong> – insieme alla cultura delle <strong>tisane e dei fiori di montagna</strong>, oggi sempre più presenti nell’immaginario contemporaneo, ma spesso raccontati attraverso narrazioni semplificate o distorte. Se da un lato il fenomeno del <strong><em>foraging</em></strong> conosce una <strong>nuova popolarità</strong>, dall’altro molte delle conoscenze legate a queste pratiche si sono progressivamente perdute, mentre il marketing tende a evocare una spontaneità che raramente corrisponde ai reali processi produttivi.</p>



<p style="font-size:15px">A guidare il pubblico in questa riflessione saranno <strong>Antonio Sarzo</strong>, insegnante, naturalista e geografo, ed esperto di piante alimurgiche, e <strong>Carlo Santarossa</strong>, dottore agronomo e produttore di <strong>tisane</strong>. Due prospettive complementari che <strong>intrecciano saperi scientifici e pratiche produttive</strong>, offrendo uno sguardo articolato tra origine, proprietà e utilizzi delle piante spontanee, ma anche tra <strong>miti, leggende e conoscenze empiriche</strong> sedimentate nel tempo. Attraverso il loro dialogo emergerà una <strong>visione che restituisce complessità al tema </strong>della <strong>relazione tra uomo e ambiente</strong>, tra cultura materiale e biodiversità. Le <strong>piante spontanee diventano così una chiave di lettura</strong> per interrogarsi sul <strong>valore della conoscenza locale</strong>, sulla trasformazione dei paesaggi e sul rapporto, sempre più fragile, tra autenticità e rappresentazione. Come negli altri appuntamenti della rassegna, anche questo incontro <strong>invita a superare letture superficiali</strong>, proponendo strumenti critici per distinguere tra pratiche realmente radicate nei territori e costruzioni simboliche che ne sfruttano l’immaginario. Perché il cibo, ancora una volta, non è solo nutrimento, ma racconto: di un ambiente, delle sue trasformazioni e della responsabilità con cui scegliamo di abitarlo. A condurre l’incontro sarà <strong>Mauro Varotto</strong>, geografo dell’Università di Padova e curatore della rassegna, con l’introduzione dell’artista Diego Dalla Via.</p>



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<p style="font-size:15px">Info stampa: <strong>Ufficio stampa <em>Teatro Verdi Pordenone</em>: stampa@teatroverdipordenone.it</strong></p>



<p style="font-size:15px"><strong><em>Vuesse&amp;C – volpe&amp;sain comunicazione</em></strong><strong>: </strong>Paola Sain 335.6023988 | Moira Cussigh 328.6785049</p>
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		<title>Orchestra da Camera di Mantova</title>
		<link>https://teatroverdipordenone.it/pressrelease/orchestra-da-camera-di-mantova/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[teatro_press]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 10:57:15 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://teatroverdipordenone.it/?post_type=pressrelease&#038;p=18063</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un esclusiva regionale lunedì 13 aprile alle 20.30 l’Orchestra sarà diretta da Hossein Pishkar, con al pianoforte il grande Louis Lortie, interprete tra i più raffinati e originali del nostro tempo.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:15px">PORDENONE – Un viaggio musicale che attraversa ombra e luce, tensione e slancio vitale, affidato a tre protagonisti d’eccezione della scena internazionale: il <strong>Teatro Verdi di Pordenone</strong> accoglie in <strong>esclusiva regionale</strong> <strong><a href="https://teatroverdipordenone.it/spettacolo/orchestra-da-camera-di-mantova/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lunedì 13 aprile alle 20.30</a></strong> l’<strong>Orchestra da Camera di Mantova</strong>, diretta da <strong>Hossein Pishkar</strong>, con al pianoforte il grande <strong>Louis Lortie</strong>, interprete tra i più raffinati e originali del nostro tempo.</p>



<p style="font-size:15px">Al centro della serata, un programma che accosta due capolavori assoluti, capaci di restituire “due paesaggi dell’anima” profondamente diversi ma complementari: il <strong>Concerto per pianoforte n. 20 in re minore K 466 di Mozart</strong> e la <strong>Sinfonia n. 4 in la maggiore “Italiana” di Mendelssohn</strong> . Un percorso musicale che, come suggeriscono le note di sala, si sviluppa idealmente “dalle tenebre alla luce”, trasformando inquietudine e tensione in una luminosa affermazione di vita.</p>



<p style="font-size:15px">Protagonista assoluto della serata è <strong>Louis Lortie</strong>,<strong> pianista franco-canadese acclamato nei principali centri musicali d’Europa, Asia e Stati Unit</strong>i, celebre per una cifra <strong>interpretativa che coniuga profondità, libertà e visione</strong>. La critica internazionale ne sottolinea da tempo la <strong>qualità distintiva</strong>: uno stile “puro e immaginativo”, capace di unire spontaneità e maturità, qualità che appartengono solo ai grandi interpreti. Forte di un <strong>repertorio vastissimo e di una carriera trentennale ai massimi livelli</strong>, Lortie è oggi considerato un <strong>riferimento per il grande repertorio pianistico</strong>, da Beethoven a Chopin fino al Novecento, oltre che protagonista di una ricca discografia e presenza costante nelle più prestigiose sale da concerto del mondo.</p>



<p style="font-size:15px">Accanto a lui, <strong>l’Orchestra da Camera di Mantova</strong>, tra le <strong>eccellenze italiane più riconosciute a livello internazionale</strong>. Fondata nel 1981, si distingue per una concezione cameristica del suono, fondata su ascolto reciproco, coesione e qualità timbrica, che le è valsa il <strong>Premio Abbiati</strong> della critica musicale. Protagonista di tournée in Europa, America e Asia, l’ensemble <strong>collabora stabilmente con direttori e solisti di primo piano</strong>, costruendo nel tempo un’identità artistica solida e riconoscibile.</p>



<p style="font-size:15px">Sul podio, <strong>Hossein Pishkar</strong>, <strong>direttore iraniano in rapida ascesa</strong>, già ospite di importanti orchestre europee e internazionali – dalla Beethoven Orchester Bonn alla Filarmonica di Belgrado, dalla NDR Radiophilharmonie all’Orchestre Philharmonique de Strasbourg – e <strong>vincitore del prestigioso Deutschen Dirigentenpreis</strong> . Il <strong>suo gesto unisce precisione</strong>, <strong>energia e sensibilità</strong> teatrale, qualità che lo rendono interprete ideale per un programma così ricco di contrasti espressivi.</p>



<p style="font-size:15px">Il <strong>cuore musicale della serata</strong> si articola attorno a <strong>due opere composte da autori poco più che ventenni,</strong> ma già capaci di visioni profondissime. Il <strong>Concerto K 466 di Mozart</strong>, tra i più celebri e amati, si distingue per il suo carattere drammatico e inquieto: scritto in re minore, tonalità associata al registro tragico, si muove tra tensione, oscurità e improvvisi bagliori lirici, anticipando sensibilità pienamente romantiche. <strong>Il dialogo tra pianoforte e orchestra si carica di energia e contrasto</strong>, dando vita a una partitura intensa, quasi “beethoveniana” ante litteram. Di segno opposto la <strong>Sinfonia n. 4 “Italiana” di Mendelssohn</strong>, nata dall’esperienza del viaggio in Italia e intrisa di <strong>luce, movimento e vitalità</strong>. Qui la scrittura orchestrale si apre a colori brillanti, ritmi danzanti e una gioia contagiosa, culminando nel celebre Saltarello finale. Un’opera che restituisce l’immagine di un’Italia luminosa e idealizzata, capace di trasformarsi in pura energia musicale.</p>



<p style="font-size:15px">Un concerto che si configura come un <strong>racconto in musica</strong>, un <strong>itinerario emotivo che attraversa profondità e leggerezza</strong>, inquietudine e felicità, affidato a interpreti di assoluto rilievo. Un appuntamento che conferma ancora una volta il Teatro Verdi di Pordenone come punto di riferimento per la grande musica internazionale</p>



<p style="font-size:15px">Come di consueto, il Caffè Licinio sarà aperto dalle 19.00 per aperitivo e buffet pre-spettacolo.</p>



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<p style="font-size:15px">Ufficio stampa&nbsp;<em>Teatro Verdi Pordenone</em>: stampa@teatroverdipordenone.it</p>



<p style="font-size:15px"><em>Vuesse&amp;C – volpe&amp;sain comunicazione</em>: Paola Sain 335.6023988 | Moira Cussigh 328.6785049</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;assaggiatrice di Hitler</title>
		<link>https://teatroverdipordenone.it/pressrelease/lassaggiatrice-di-hitler/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[teatro_press]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 12:57:14 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://teatroverdipordenone.it/?post_type=pressrelease&#038;p=18058</guid>

					<description><![CDATA[<p>Venerdì 10 e sabato 11 aprile (ore 20.30),  lo spettacolo trasposizione scenica del romanzo “Le assaggiatrici” di Rosella Postorino, Premio Campiello 2018.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:15px">PORDENONE – Una storia potentissima emerge dalle pieghe più oscure della Seconda guerra mondiale: <strong><a href="https://teatroverdipordenone.it/spettacolo/lassaggiatrice-di-hitler/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">venerdì 10 e sabato 11 aprile</a></strong> (ore 20.30), sul palco del <strong>Teatro Verdi di Pordenone</strong> in cartellone lo spettacolo <strong>“L’assaggiatrice di Hitler</strong><em>”</em>, trasposizione scenica del romanzo “<strong>Le assaggiatrici”</strong> di <strong>Rosella Postorino</strong>, Premio Campiello 2018, firmato da <strong>Gianfranco Pedullà e dalla stessa autrice, con la regia di Sandro Mabellini</strong>. Una vicenda ispirata a fatti reali: quella delle <strong>donne costrette ad assaggiare i pasti destinati ad Adolf Hitler</strong> per scongiurare il rischio di avvelenamento. La storia comincia nell’inverno del ’43, quando la ventiseienne <strong>Rosa</strong> – rimasta sola dopo la partenza del marito per il fronte russo – si rifugia dai suoceri a Gross-Partsch, un villaggio di campagna della <strong>Prussia orientale</strong>. Il paese si trova in prossimità di quella che veniva chiamata la “Tana Del Lupo”, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta. Insieme ad altre nove giovani donne, Rosa viene forzosamente reclutata per assaggiare tre pasti al giorno e sventare così – a rischio della propria vita – un eventuale tentativo di avvelenamento del Führer. Tra le assaggiatrici si intrecciano rapporti di amicizia e rivalità, fino a quando, nella primavera del ’44, non arriva in caserma un nuovo comandante che instaura un clima di terrore. Inaspettatamente tra lui e Rosa nasce una complicità ambigua, una relazione erotica, o forse sentimentale, che è soprattutto una primordiale forma di resistenza alla deumanizzazione che il nazismo infligge, non solo alle assaggiatrici-cavie, ma anche ai funzionari delle SS, loro carnefici.</p>



<p style="font-size:15px">La trasposizione teatrale sceglie una via<strong> essenziale e fortemente evocativa</strong>. Sul palco due sole interpreti, <strong>Silvia Gallerano e Alessia Giangiuliani</strong>, danno corpo a tutti i personaggi della vicenda, moltiplicando voci e presenze attraverso un lavoro attorale di grande precisione. Accanto a loro, la fisarmonica e la voce dal vivo di <strong>Marlene Fuochi</strong> accompagnano e amplificano la narrazione.</p>



<p style="font-size:15px">«L’obiettivo drammaturgico e registico – <strong>spiegano Pedullà e Postorino</strong> – è costruire uno spettacolo che propone una sorta di film in assenza di cinema, perseguendo una sintesi fra tutti i linguaggi scenici: drammaturgia del suono e della luce, corpo e voce delle attrici, musiche registrate e suonate dal vivo da una fisarmonica. Gli spettatori sono coinvolti in modo attivo, perché devono riempire con l’immaginazione il vuoto di ciò che non è mostrato in scena». Un <strong>dispositivo teatrale che lavora per sottrazione</strong>, privilegiando l’intensità emotiva e la tensione etica. Il risultato è <strong>un’esperienza altamente immersiva</strong>, che non si limita a raccontare una storia, ma interroga lo spettatore sulla fragilità delle scelte individuali e sulla capacità – o incapacità – di opporsi alla disumanizzazione</p>



<p style="font-size:15px">Prodotto dal Teatro Popolare d’Arte, <em>“</em><strong>L’assaggiatrice di Hitler</strong><em>”</em> si impone come uno degli appuntamenti più intensi della programmazione prosa del Verdi: un racconto al femminile che attraversa la Storia per parlare al presente, mettendo in luce le zone d’ombra dell’animo umano e la sottile linea che separa la sopravvivenza dalla complicità.</p>



<p style="font-size:15px">Come di consueto, il Caffè Licinio sarà aperto dalle 19.00 per aperitivo e buffet pre-spettacolo. </p>



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<p style="font-size:15px">Ufficio stampa <em>Teatro Verdi Pordenone</em>: stampa@teatroverdipordenone.it</p>



<p style="font-size:15px"><em>Vuesse&amp;C – volpe&amp;sain comunicazione</em>: Paola Sain 335.6023988 | Moira Cussigh 328.6785049</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Luca Sestak Trio</title>
		<link>https://teatroverdipordenone.it/pressrelease/luca-sestak-trio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[teatro_press]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 09:20:47 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://teatroverdipordenone.it/?post_type=pressrelease&#038;p=17959</guid>

					<description><![CDATA[<p>1. aprile, ore 20.30, un concerto che si annuncia come un’esperienza fuori dagli schemi, dove virtuosismo e leggerezza convivono in un equilibrio raro e coinvolgente, capace di parlare a pubblici diversi con naturale immediatezza.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:15px">PORDENONE – Sarà un appuntamento imperdibile e in <strong>esclusiva regionale</strong> quello di <strong><a href="https://teatroverdipordenone.it/spettacolo/luca-sestak-trio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mercoledì 1^ aprile alle 20.30</a></strong> al <strong>Teatro Verdi di Pordenone</strong>, che accoglie sul proprio palcoscenico il <strong>Luca Sestak Trio</strong>, formazione capace di <strong>ridefinire i confini tra generi musicali</strong> con un <strong>linguaggio sorprendente</strong>, ironico e travolgente. Un <strong>concerto</strong> che si annuncia come <strong>un’esperienza fuori dagli schemi</strong>, dove virtuosismo e leggerezza convivono in un equilibrio raro e coinvolgente, capace di parlare a pubblici diversi con naturale immediatezza.</p>



<p style="font-size:15px">Al centro della scena, il pianista tedesco <strong>Luca Sestak</strong>, classe 1995, <strong>autentico fenomeno internazionale. </strong>Accanto a lui, <strong>Luca Genze al basso elettrico</strong> e <strong>contrabbasso</strong> e <strong>Nicholas Stampf alla batteria</strong>, per un <strong>trio affiatato e dinamico</strong> che non si limita a interpretare, ma <strong>reinventa radicalmente il repertorio</strong>, trasformando ogni esecuzione in una sorprendente avventura sonora.</p>



<p style="font-size:15px">Il programma, tratto dall’ultimo album <strong><em>Lighter Notes</em></strong>, è un invit<strong>o a riscoprire la musica con uno sguardo nuovo</strong>: qui le grandi pagine della tradizione si aprono a inattese <strong>metamorfosi stilistiche</strong>, in cui <strong>Chopin</strong> può diventare irresistibilmente funky e <strong>Bach</strong> sembra improvvisare in un <strong>jazz club.</strong> Non semplici arrangiamenti, ma vere e proprie “<strong>decostruzioni</strong>” musicali, realizzate con intelligenza, ironia e una straordinaria padronanza tecnica, che giocano con le aspettative dell’ascoltatore e lo conducono in <strong>territori sonori imprevedibili</strong>. La cifra distintiva del trio è proprio questa <strong>libertà creativa</strong>: una fusione fluida tra <strong>jazz, blues, boogie-woogie, classica e suggestioni pop</strong>, che si traduce in <em>groove</em> energici, melodie piene di anima e una costante capacità di dialogo con il pubblico.</p>



<p style="font-size:15px"><strong>Il pianismo di Sestak</strong>, brillante e comunicativo, <strong>alterna momenti di puro virtuosismo a passaggi più intimi e lirici</strong>, sempre sostenuto da una <strong>sezione ritmica solida e reattiva</strong>, capace di amplificare ogni sfumatura espressiva.</p>



<p style="font-size:15px">Il <strong>percorso artistico di Sestak</strong> affonda le radici in una <strong>precoce scoperta del jazz</strong> che, già a undici anni, ha segnato una svolta decisiva rispetto alla formazione classica, aprendolo a una <strong>visione musicale libera e sperimentale</strong>. Da quel momento, la sua curiosità lo ha portato a esplorare generi e linguaggi diversi, <strong>sviluppando uno stile personale</strong> in cui tradizione e contemporaneità convivono senza gerarchie.</p>



<p style="font-size:15px"><strong>Attivo sulla scena internazionale fin da giovanissimo</strong>, Sestak ha iniziato a esibirsi dal vivo a soli <strong>quattordici anni</strong>, <strong>costruendo progressivamente una carriera</strong> che lo ha portato sui <strong>palcoscenici di festival e sale da concerto in tutto il mondo.</strong></p>



<p style="font-size:15px">Artista ufficiale Kawai dal 2018, <strong>compositore prolifico con diversi album all’attivo</strong>, ha suonato anche in <strong>contesti istituzionali di rilievo</strong>, tra cui esibizioni per il Presidente Federale della Germania e per il Presidente dell’Irlanda, fino alla diffusione sulle piattaforme online delle sue composizioni, confermando una versatilità capace di attraversare ed entusiasmare ambiti e contesti differenti, dalle sale da concerto al pubblico globale.</p>



<p style="font-size:15px"><strong>Il concerto al Verdi di Pordenone</strong> rappresenta <strong>un’occasione unica per il pubblico regionale</strong> di entrare in contatto con una <strong>proposta artistica capace di unire divertimento e talento</strong>, tradizione e innovazione. <strong>Un’esperienza che invita a lasciarsi</strong> sorprendere da una musica che sa essere, al tempo stesso, sofisticata e profondamente comunicativa. Come di consueto, il <strong>“Caffè Licinio”</strong> sarà aperto dalle 19.00 per un aperitivo o per un buffet pre-spettacolo.</p>



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<p style="font-size:15px">Ufficio stampa <em>Teatro Verdi Pordenone</em>: <a href="mailto:stampa@teatroverdipordenone.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">stampa@teatroverdipordenone.it</a></p>



<p style="font-size:15px"><em>Vuesse&amp;C – volpe&amp;sain comunicazione</em>: Paola Sain 335.6023988 | Moira Cussigh 328.6785049</p>



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