ARTE A TEATRO
Il Teatro Verdi di Pordenone apre le sue porte a un progetto espositivo unico, dove l’universo immaginifico di Ferdinando Bruni — co-fondatore del Teatro dell’Elfo, attore, regista e artista visivo — incontra lo sguardo fresco e sperimentale degli studenti del Liceo Artistico “E. Galvani” di Cordenons. Un percorso che intreccia arte e teatro fin dal 2019, Teatro Verdi e Liceo artistico “E. Galvani” con progetti espositivi dedicati alle opere di Giampaolo Coral, Claudio Ambrosini, Danio Manfredini insieme a quelle dei giovani studenti.
Curata dal professore Fulvio Dell’Agnese e sostenuta da Fondazione Friuli, la mostra “Piccole resurrezioni di scena” è un rebus di linguaggi: una porta magica che mette in relazione la storia del teatro con la ricerca visiva contemporanea.
In principio era – o, più familiarmente, c’era una volta – un vecchio album di foto, il catalogo di un fotografo americano – Chicago 1860 o giù di lì – trovato a Portobello Road. Ritratti. Facce di donne, uomini, giovani, vecchi, bambini arrivati da un passato lontano coi loro volti seri, resi attoniti dalle lunghe pose, vagamente sinistri e misteriosi. Identità sconosciute, solo un nome in tutta quella schiera di presenze anonime: Fannie Moore, age 14. Gli altri, murati nei loro abiti borghesi, probabilmente i loro più eleganti, a pormi la sfida di un racconto. Personaggi senza autore e senza storia. Così li ho interrogati a lungo, mi sono chiesto a lungo di quali vite fossero il ricordo, di quali naufragi fossero i relitti. Per molto tempo hanno dormito in un cassetto. Poi, piano piano, intuendo forse una via per incrociare la pittura al teatro, ho costruito insieme a loro un’ipotesi di rappresentazione. Li ho riuniti in gruppi familiari, ho inventato per loro relazioni arbitrarie, luoghi fantasma, abitazioni inospitali con scale per fuggire (forse), incubi domestici, echi paurosi di infanzia e sullo sfondo il riverbero di antiche filastrocche vittoriane, ricordi sfilacciati di parole. Solo pochissimi fra loro hanno avuto diritto a una trasfigurazione letteraria: un improbabile Lear con in braccio la sua piccola Cordelia, un Verlaine con Rimbaud, una santa-bambina su una collina in fiamme. Gli altri riuniti in tetre congreghe parentali, spesso ostili uno all’altro nello stesso quadro, a raccontare l’eterna, soffocante storia della famiglia piccolo borghese nei suoi spettrali giardini, nei suoi salotti bui dove i tappeti si trasformano in gorghi di noia, pericolosi come sabbie mobili mentre incombe sul fragile tetto delle loro casette, come un presagio, come una minaccia di future tragedie domestiche, un nuvolone carico di pioggia. Mi è capitato a volte, mentre dipingevo, di scoprirmi un piccolo ghigno malvagio: povere signore, poveri signori, poveri bimbi: chi gliel’avrebbe detto, mentre posavano impettiti a Chicago, che la loro faccia, l’immagine di sé costruita con tanta cura, avrebbe animato centocinquant’anni dopo questi microdrammi, queste favole nere della buona notte. Ma il teatro è anche questo, il teatro ha anche questo potere misterioso: far rivivere i morti, dare loro una seconda chance.
Ferdinando Bruni
I GIOVANI, IL TEATRO, LA SCUOLA
Strana esperienza, per dei ragazzi, essere costretti a misurarsi con l’idea di tempo. Proprio loro, che vivono abitualmente una dimensione di flatness dalla rapida circolazione, si scoprono ora spinti ad arrampicarsi su delle fragili scale a pioli per sbirciare da vicino – a meno che se ne siano già andati – personaggi di giorni che sono evaporati da un pezzo.
Durante i mesi passati questi allievi del Liceo Artistico “E. Galvani” di Cordenons si sono avventurati nell’universo espressivo di un artista che ama intrecciare epoche, tecniche e linguaggi; hanno visto l’attore ridare vita a frammenti di testo e il pittore costruire una nuova, inattesa opportunità di recita per individui la cui memoria era silenziosamente difesa solo da piccole cartes de visite. Hanno respirato, insomma, l’aria di una dimensione creativa stratificata, dove nella stessa suggestione Dada possono finire imprigionati le tarsie di Leon Battista Alberti e uno scimpanzé, in cui dai testi di E.A. Poe vengono suscitati i corvi che popolano una rossa foresta; sullo sfondo, le figure di una stampa ottocentesca, tra cui certamente si aprirà ancora una porta, per entrare in un rebus fiorito di collages o arrampicarci su su, fino allo spago da cui pende – impertinente nota fuori contesto – la lampadina in una delle Fiabe della buonanotte.
Da questo labirinto qualcuno degli studenti ha ricavato animazioni giocose, qualcun altro ne ha filtrato le svolte nella creatura di un metafisico Arcimboldo, o nella moltiplicata figura di attore-pupazzo appiattito nella modularità di un tetra-pak, o ancora nell’urlo di una maschera tragica. Tra le sue fauci spalancate, il dilemma del teatro e della pittura si condensa in una rossa disperazione: quella di un’opera d’arte, di una scena su cui essa appare, e del suo autore dilaniato dalla tensione a un rapporto autentico e profondo con lo spettatore.
Fulvio Dell’Agnese, storico dell’arte e docente del Liceo Artistico “E. Galvani”
Perché visitarla?
La mostra è visitabile a partire dal 17 gennaio e fino al 17 febbraio 2026 in occasione degli spettacoli in programma a Teatro, per scoprire come un oggetto abbandonato possa diventare arte e come la creatività giovanile possa nutrire il teatro. È un invito a “pensare il mondo al di là del mondo”, tra citazioni di Edgar Allan Poe, suggestioni Dada e l’eterno incanto della messa in scena.
Scopri la visita guidata speciale del 15 febbraio 2026 ore 11 (ingresso principale del Teatro), un tour teatralizzato dall’attore Alessandro Maione, per scoprire la personalità poliedrica di Ferdinando Bruni attraverso celebri testi drammaturgici. Ingresso gratuito con prenotazione in Biglietteria e Online.
