ODISSEA A/R

ODISSEA A/R

Informazioni

tratto liberamente dal poema di Omero

testo e regia Emma Dante

con gli allievi attori della “Scuola dei mestieri dello spettacolo”del Teatro Biondo di Palermo:

Manuela Boncaldo, Sara Calvario, Toty Cannova, Silvia Casamassima, Domenico Ciaramitaro, Mariagiulia Colace, Francesco Cusumano, Federica D’Amore, Clara De Rose, Bruno Di Chiara, Silvia Di Giovanna, Giuseppe Di Raffaele, Marta Franceschelli, Salvatore Galati, Alessandro Ienzi, Francesca Laviosa, Nunzia Lo Presti, Alessandra Pace, Vittorio Pissacroia, Lorenzo Randazzo, Simona Sciarabba, Giuditta Vasile, Claudio Zappalà

e con l’amichevole partecipazione di Rocco, attore a quattro zampe
elementi scenici e costumi Emma Dante
luci Cristian Zucaro
canzoni Serena Ganci (Zeus; La canzone delle ancelle) e Bruno Di Chiara (Rapimi la porta)
direttore dell’allestimento scenico Antonino Ficarra

produzione Teatro Biondo Palermo

Informazioni

Uno dei grandi temi della stagione 2016/17 è il viaggio. La paura di ciò che è al di là del confine domina le prime pagine dei giornali e sta cambiando l’assetto politico e culturale dei paesi europei. La letteratura, la drammaturgia fondante della nostra civiltà nasce dal viaggio, dall’incontro, dalla mescolanza. I titoli in programma parlano del viaggio, inteso come origine del MITO, uno dei nuclei più profondi attraverso cui la civiltà occidentale ha narrato il senso della vita, la ricerca della verità e di sé. Il nuovo viaggio di Emma Dante è intorno alla figura di Ulisse. In Odissea A/R c’è tutta la cifra stilistica dell’artista palermitana, a partire dal predominante dialetto siciliano alternato all’italiano; dalla parodia che caratterizza la messinscena tesa a demitizzare la saga dell’eroe omerico; e da quell’energia fisica profusa che non trova sosta anche nelle pose da fermi dei generosi e capaci interpreti, fino a trasformarsi in danza.

NOTE DI REGIA

Odissea A/R è incentrato sul viaggio di Telemaco alla ricerca del padre e sul ritorno a Itaca di Odisseo.

Sono trascorsi tre anni da quando Itaca ha perduto le tracce di Odisseo, partito vent’anni prima alla conquista di Troia. Ostacolato dal dio Poseidone per averne ucciso il figlio Polifemo, gli ultimi echi del suo viaggio di ritorno risalgono all’incontro con la splendida dea Calipso. Da allora un gruppo di pretendenti, approfittando della prolungata assenza del re, occupa l’immenso salone della reggia di Itaca. Maleducati, vili, rozzi e volgari, i Proci bramano di sposare Penelope e di impossessarsi definitivamente del Regno. Trascorrono le giornate banchettando tra musica, bestemmie e schiamazzi, e vivendo di istinti e pulsioni che manifestano senza pudore. La prima parte dello spettacolo è dedicata alla Telemachia. Atena esorta Telemaco, non più ragazzino, a partire in cerca di notizie del padre, gli infonde coraggio, lo invita a prendere il comando della casa e a diventare uomo.

Odissea a/r è il viaggio che ogni essere umano fa nel corso della vita. È il poema che ci ha permesso di interrogarci sui percorsi che segnano il destino, dove il motore di tutto è il movimento verso la propria origine. Dall’incontro con figure umane e sovrumane, ninfe e mostri, pretendenti e mendicanti è nato uno spettacolo ricco di evocazioni fantastiche legate al mito ma anche di riflessioni sulla condizione dell’uomo-eroe, che si dimostra piccolo e bugiardo. Dopo avere errato vent’anni, Odisseo torna a Itaca e l’incontro tra il padre e il figlio ci permette di assistere all’umanizzazione del mito. Di Odisseo, Penelope e Telemaco scopriremo i lati più teneri e fragili, i loro difetti, le loro imperfezioni. Una madre e un figlio hanno aspettato a lungo il ritorno del mito e, durante l’attesa, hanno cambiato la propria natura”.

Emma Dante

 

HANNO SCRITTO

“…C’è soprattutto l’inventiva inesauribile della Dante che trasfigura oggetti e materiali in epifanie sceniche di grande forza visionaria. Come la celebre tela dell’inganno di Penelope: una lunghissimo e ampio nastro nero fatto scorrere dalle mani di tutto il gruppo scandendo il ritmo, che si trasforma prima in rete labirintica, poi in sudario di morte nella bellissima sequenza in cui tutta la stoffa copre il corpo di Penelope poi liberata dalla momentanea tomba dall’amato figlio; o, ancora, il mare ricreato da ampie strisce di carta con, dietro e in mezzo, giochi e tuffi di bagnanti in bikini; fogli trasformati quindi in lettere sulle quali Penelope detta alle serve di scrivere a Ulisse comunicandogli le sue ansie, le paure e la nostalgia che l’attanagliano”.

Renato Palazzi, Il Sole 24 Ore