IL CANTO DEI PROFUGHI. PRELUDIO A DUE VOCI DEL FUTURO SPETTACOLO HUMAN

IL CANTO DEI PROFUGHI. PRELUDIO A DUE VOCI DEL FUTURO SPETTACOLO HUMAN
Informazioni

con Lella Costa e Marco Baliani

Lella Costa e Marco Baliani
IL CANTO DEI PROFUGHI

preludio a due voci del futuro spettacolo Human

con Lella Costa e Marco Baliani
ideazione e regia di Marco Baliani

musiche originali di Paolo Fresu

scene e costumi di Antonio Marras

Una produzione MISMAONDA e TEATRO STABILE DELLA SARDEGNA

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Urgente, inderogabile, “Il canto dei profughi” si inserisce nel percorso “L’altro” con il quale la Stagione indaga con la voce del teatro e senza le grida della cronaca ciò che sembra non riguardare direttamente il nostro microcosmo quotidiano: uno spettacolo sotto forma di “studio” proposto da uno dei massimi esponenti del teatro di narrazione, Marco Baliani, insieme a Lella Costa, artista fra le più colte e sensibili del nostro teatro.

«D’armi io canto e dell’eroe che, primo, dalle coste di Troia venne all’Italia, profugo per suo destino». La prima ispirazione è stata l’Eneide, il poema di Virgilio che celebra la nascita  dell’impero romano da un popolo di profughi: in una lectio magistralis tenuta nell’aula magna dell’Alma Mater Studiorum di Bologna Marco Baliani è partito dal mito per interrogarsi e interrogarci sul senso profondo del migrare.

Poi l’incontro con Lella Costa e la reminescenza di un altro mito, ancora più folgorante nella sua valenza simbolica e profetica: Ero e Leandro, i due amanti che vivevano sulle rive opposte dell’ Ellesponto.

Il giovane Leandro attraversava lo stretto a nuoto ogni sera per incontrare la sua amata. Ero, per aiutarlo ad orientarsi, accendeva una lucerna. Una notte una tempesta spense la lucerna e Leandro, disorientato, morì tra i flutti. All’alba Ero vide il corpo senza vita dell’amato sulla spiaggia e, affranta dal dolore, si suicidò gettandosi da una torre.

Il tema della migrazione è entrato nella nostra quotidianità.

Le cronache italiane ogni giorno raccontano le  storie di profughi in fuga dalle guerre e dalle carestie in cerca di un approdo sulle coste europee. Chi sono quegli uomini e quelle donne? Quali sono le ragioni che li hanno spinti a lasciare la  loro terra?

Apparteniamo a un piccolo pezzo di mondo che si crede ancora decisamente centrale, la Vecchia Europa, così importante, così leader da un punto di vista culturale. È il motivo per cui poi, sacrosantamente, ci indigniamo, ci emozioniamo per quello che è successo a Parigi, o a Bruxells ma non proviamo gli stessi sentimenti quando la stessa cosa  succede al Cairo o a Bagdad, perché questa vicinanza, che non è soltanto geografica, ma è culturale, ci fa sentire anche noi in pericolo, anche noi possibili protagonisti di una tragedia. Crediamo dunque che valga la pena di provare a indagare anche questi aspetti perché uno degli scopi ultimi di questo spettacolo, sarà quello di ragionare sul “noi” e non sempre soltanto sul “loro”.

HUMAN nasce dalla volontà di  raccontare  una specie di  “odissea ribaltata”.

Partendo dalle epopee classiche, cerchiamo di comporre  un puzzle multietnico a più voci, interpolando reminiscenze epiche, storiche e politiche con le vicende pulsanti e dolorose degli esuli contemporanei per toccare il conflitto come se le vicende narrate fossero già mitologemi del nostro tempo, ma anche di tempi precedenti, antichi se non ancestrali.

Siccome l’esito delle vicende lo conosciamo, se si usa un linguaggio soltanto drammatico, il pubblico abbassa la saracinesca, alza l’ennesimo filo spinato, non ascolta più, non si fa più sorprendere, sta sulle difensive, non si fa più tirare dentro. Se si usano invece linguaggi diversi e riusciamo a inserire quella che è poi la vita (dove non c’è solo il dramma o la cupezza), allora le cose si intersecano, si alternano e questo accade, peraltro, senza una logica. Ci piace che questa cosa accada anche in scena, come nella vita…

In questo preludio a due voci, i due autori leggono alcuni frammenti del testo che è in via di costruzione e narrano  come è nato e si sta sviluppando lo spettacolo, intrecciando anche personali digressioni sul senso artistico di questa avventura.

HUMAN debutterà al festival di Ravenna l’8 luglio 2016 e sarà in tourneè sui palcoscenici italiani nella stagione 2016/17 per arrivare alle sedi istituzionali d’Italia, d’Europa e del mondo al fine di innescare un rito di partecipazione emotiva che conferisca identità, storia e dignità a chi lascia il suo paese per unirsi a noi.