ALESSANDRO BERGONZONI
NESSI

ALESSANDRO BERGONZONI<br>NESSI
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di e con Alessandro Bergonzoni regia di Alessandro Bergonzoni e Riccardo Rodolfi

produzione Allibito Srl

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Mattatore della parola e artista di estrema effervescenza mentale, Alessandro Bergonzoni tasta il polso del pubblico e del suo divertito pensare con Nessi (inizialmente nato con il titolo provvisorio “Lacci”), passando dallo stupore alla rivelazione. Ancora una volta, per lui, e per il suo monologo in cui stavolta “i giochi di parola sono ridotti all’osso”, teatri sempre esauriti.

Lo spettacolo
Nessi, ovvero connessioni ma anche fili tesi e tirati, trame e reti, tessute e intrecciate per collegarsi con il resto del pianeta. O meglio dell’universo. Perché infatti è proprio questo il nucleo vivo e pulsante del nuovo spettacolo dell’artista bolognese: la necessità assoluta e contemporanea di vivere collegati con altre vite, altri orizzonti, altre esperienze, non necessariamente e solamente umane che ci possono così permettere percorsi oltre l’io finito per espandersi verso un “noi” veramente universale.
Bergonzoni, per questo quattordicesimo spettacolo da lui scritto e interpretato e diretto in coppia con Riccardo Rodolfi, si trova quindi in un’assoluta solitudine drammaturgica, al centro di una cosmogonia comica circondato da una scenografia “prematura”, da lui concepita, alle prese con un testo che a volte potrebbe anche essere, e questa è una vera e propria novità, una candida e poetica confessione esistenziale. Senza per questo rinunciare alla sua dirompente visione stereoscopica che è diventata, in questi anni, materia complessa, comicamente eccedente e intrecciata in maniera sempre più stretta tra creazione-osservazione-deduzione.
Ma sicuramente i “Nessi” bergonzoniani, e la loro conseguente messa in scena, ci mostreranno quel personalissimo disvelamento, di fatto la vera cifra stilistica di questo artista, che porta molte volte anche grazie ad una risata, dallo stupore alla rivelazione.

L’intervista
Il luogo comune è che un comico non esiste se non va in tv, ma ogni volta che si rivede Alessandro Bergonzoni si resta colpiti del contrario: niente televisione, ma molti libri scritti, mostre d’arte, e ora il 14. spettacolo, dopo gli straordinari successi di Urge, oltre tre anni di tour, 270 repliche e prossimamente in versione digitale nei cinema. S’intitola Nessi, sempre codiretto con Riccardo Rodolfi, e racconta quel nastro di fili che collega ognuno di noi con il resto del mondo. Uno spettacolo ironico, spiazzante, diverso da tanti suoi, che non è satira (“Oggi si deride il potente: ride lui, rido io e ce ne andiamo a casa contenti. A me interessa una satira più spirituale, energetica, quella dei Benni, dei Paolo Rossi, artisti veri che fanno una forma d’arte”) e oltre alle risate, chiama in causa tutti noi ai doveri verso gli altri, i figli, gli amici, i malati, i poveri, i ricchi, la natura. “È uno spettacolo che si rifà a un bisogno di nudità”, dice il comico con uno dei suoi paradossi.

Che vuol dire?
“Che Nessi è il nostro comandamento zero. Prima della Costituzione, del codice della strada, del galateo… ci sono norme che riguardano noi, il comandamento zero, appunto: fare nesso, cucire i fili con quello che ci sta intorno. E i fili sono i sensori che abbiamo addosso, le nostre sensibilità che ci mettono nella stessa frequenza col mondo esterno. Basta attivarli. Se ti inchini per allacciarti le scarpe a Roma, fai nesso con l’uomo che in Siria si inchina per non farsi colpire da un cecchino”.

Qualcosa come l’effetto farfalla?
“Sì ma l’effetto in questo caso riguarda noi. Se vogliamo migliorare lo stato delle cose, miglioriamo quello che facciamo noi. Finiamola di andare ai concerti, ammirare le immagini-denuncia della guerra in Vietnam, i volti di Gandhi o Mandela, demandare a poeti, cantanti, attori la solidarietà, la buona politica, le belle parole: De André dimmi, che mi fai sentire buono… Dobbiamo essere noi i Gandhi, i Mandela, i Peppino Impastato contro la mafia ogni giorno. Io devo essere l’intera piazza che protesta contro i femminicidi guardando le mie paure, il lato femminile che ho ucciso… Il mio comportamento è già un voto. La protesta non basta più. Fare, non protestare”.

Ce l’ha con Grillo?
“Ero nella piazza del primo vaffa day e già allora parlai di antepolitica, non di antipolitica. Credo nella rivoluzione del popolo ma prima di far deflagrare la denuncia devo essere io il presidente della repubblica, il presidente del consiglio, scrivere la mia Costituzione interiore… Dobbiamo essere politici costantemente, da quando educo mio figlio e scelgo la sua scuola o il film da vedere. Se parlo di carceri, devo saper cucinare in un gabinetto”.

Lei parla di antepolitica. Ma la politica?
“Il re può funzionare meglio perché è più giovane, come nel caso di Renzi, ma resta comunicazione, telepredicazione o, peggio, twitter, 140 caratteri. Io invece voglio parlare dei 140 caratteri di un uomo, di come essere uomo, donna, bambino, carcerato, immigrato… La politica ha fallito. Deve cambiare spartiti, non i partiti. Come dice Aung San Suu Kyi la politica deve avere innanzitutto anima”.

Ma uno lavora tutto il giorno, ha mille problemi… La sera accende la tv e spera solo di dimenticare tutto.
“Non è un lavoro materiale che dobbiamo fare, ma una condizione di ascolto, di ricezione di ciò che ci accade intorno. E mi creda le invocazioni arrivano dappertutto. Le proteste che prolificano cosa sono, se non invocazioni?”.

Anna Bandettini, La Repubblica