ARIANNA SCOMMEGNA
QUI CITTÁ DI M.

ARIANNA SCOMMEGNA<br>QUI CITTÁ DI M.
Informazioni

regia di Serena Sinigaglia

QUI CITTÁ DI M.
Di Piero Colaprico
Regia di Serena Sinigaglia
Scene Maria Spazzi,
costumi Federica Ponissi
luci Alessandro Verazzi
con Arianna Scommegna
Produzione Compagnia ATIR


ARIANNA SCOMMEGNA
Premio Hystrio 2011 all’interpretazione

Premio Ubu 2014 miglior attrice

Informazioni

“Sai cosa è davvero la città di M.? È una mamma… sì, una mamma dura, amara, che solo qualche volta ti sorride e quando lo fa, tu dici: però, mia mamma, quant’è bella. Ma poi si gira, ha come un oscuro pensiero e torna cupa e fredda e fai fatica a pensare che mai un solo giorno ti ha voluto bene, è tutta presa dalle sue cose, dal suo lavoro, non ha tempo da sprecare nemmeno per i figli… che cos’è un sorriso, mamma? Una mamma che non sorride ai figli è una bastarda! Una pacca sulle spalle come un’elemosina. Mai un abbraccio, mai una coccola, come possiamo crescere così, come abbandonati, come orfani, come persone che stanno sotto un cielo di coltelli…”
da “Qui città di M.”, di Piero Colaprico

NOTE DI REGIA
Qui città di M. è innanzi tutto un giallo a tutti gli effetti, genere per altro assai poco praticato in teatro ma da me già precedentemente affrontato con gran soddisfazione.
Quando vivi in una città dove:
a)non si respira
b)non si vede
c)non si ascolta
arrivi a chiederti… perché ci resto ancora? Cosa ci faccio qui? E perché ci sono affezionata? Cosa mi porta ad amare qualcosa che mi respinge? Solo perché ci sono nata? Possibile? Da tanto voglio parlare di questa stupenda e misera città che mi ha insegnato a vivere, questa città brutta, questa città che in pochi hanno osato cantare, questa città che mi ha saputo dare dei valori e che poi me li ha sbattuti in faccia come boomerang, li ha capovolti, rigirati, rinnegati, questa città che è cambiata troppo e che noi, gli abitanti, ancora stentiamo a capire quanto. Questa città di M. dove tutto è possibile e niente lo è davvero a parte il business…ma solo quello di passaggio e preferibilmente straniero!

Qui città di M. è ambientato a Milano e vuole essere una riflessione aperta su questa città che nel giro di soli quindici anni ha cambiato radicalmente volto.
Non amo fare i monologhi. Volete sapere la verità? I monologhi mi annoiano.
Li faccio solo se ho una storia importante con l’attore o l’attrice e solo se mi è permesso fare tutto quello che voglio… come chiamare Piero Colaprico (che non conosci di persona) e chiedergli: “Ma tu che scrivi gialli ambientati nella città di M., tu che hai scritto libri con Valpreda, tu che hai seguito Tangentopoli e tutte le successive cronache giudiziale, tu, che solo a leggerti in Trilogia della città di M. mi fai simpatia, dico proprio tu che non hai mai scritto per il teatro, perché fai il giornalista di mestiere e il romanziere di passione, dico, cosa ne pensi di scrivere un noir ambientato a Milano per un’attrice donna? Aspetta: un’attrice è una parola inesatta, o meglio un numero inesatto. No, perché vedi, come posso spiegarti, Arianna – da sempre mia compagna di avventure teatrali – è… uno, nessuno, centomila. Freud probabilmente avrebbe trovato una definizione più pertinente, di fatto è una specialista nella caratterizzazione e più in generale nella costruzione del personaggio. È un’attrice d’intensità che può sostenere un viaggio faticoso, una regia faticosa… Insomma scrivi in libertà: avere un solo attore non vuol dire avere un solo personaggio narrante. E, ti prego, un’ultima cosa: niente narrazione pura, io voglio azione pura, suspance, colpi di scena, movimento, come nei film… teatro di azione… lo so che è fuori moda, lo so, ma che ci posso fare se a me piace così?
Qui città di M. è un monologo per sette personaggi scritto ad hoc su Arianna Scommegna (Premio Hystrio 2011) da Piero Colaprico.

In conclusione Qui città di M. è Milano, è Piero (e dunque un bell’incontro), è Arianna (ovvero un’attrice straordinaria), è un rebus da risolvere…Qui città di M. siamo noi, le nostre paure, il grigio dell’asfalto, i fantasmi di chi non c’è più, la paura del diverso, del traffico, della bomba, dello smog, del buio, il disagio di chi vorrebbe il sole e il mare e trova solo nebbia e idroscalo, ma è anche la Boccassini, tangentopoli, Borelli, le inamovibili giunte di destra, la lega, il 25 Aprile, le sue periferie in cerca di un centro di gravità permanente, San Siro, i suoi locali bauscia, il rampantismo, la dignità silenziosa di persone come Ambrosoli, le banche, i giochi in borsa ma soprattutto la gente, sì, quelli che ogni giorno si domandano che cosa ci stanno a fare in questo schifo di città di M. e poi…ci restano, incollati, imperterriti anzi agguerriti, alla ricerca di un sogno che forse li potrebbe salvare…o forse, invece, uccidere…

Serena Sinigaglia

La recensione
Abitare una città, viverne la frenesia, l’indecifrabilità, gli ambigui e contraddittori rapporti umani, significa probabilmente far sì che lo spazio urbano penetri la nostra personalità e la plasmi a sua immagine e somiglianza. Qui città di M. è un racconto cupo e tetro, tratto dall’omonimo romanzo di Piero Colaprico, che tenta di descrivere la realtà dei dinamismi metropolitani con sguardo critico, ma mai giudizioso, verso i meccanismi perversi dei media. Diretto da Serena Sinigaglia, lo spettacolo narra le vicende di sette personaggi coinvolti in un duplice omicidio, oscillando tra toni ironici e drammatici, fiabeschi e noir. Ad interpretare i sette personaggi del racconto è la talentuosa Arianna Scommegna che scivola da veste in veste e plasma la sua partitura corporea modulando continuamente fisico e muscolatura facciale. Il corpo della Scommegna muta rapidamente nell’età e nel sesso, ripudiando o ritrovando la sua bellezza femminile e descrivendo la psicologia di caratteri completamente differenti tra loro. Allora ogni costume diventa un mondo in cui sono rinchiuse le voci dei personaggi che si dispiegano velocemente nel tentativo di risolvere il terribile enigma. Sullo sfondo se ne sta la città di M., probabilmente la città natia di Sinigallia e Colaprico, Milano, probabilmente la fotografia esatta di qualunque città italiana. Qui la morte arriva imperterrita e oscena, nelle vesti di un becchino o di un killer, di un membro della scientifica o di un poliziotto; arriva deteriorando i rapporti umani e intasando comunicazioni mediatiche e televisive.

Serena Sinigaglia costruisce uno spettacolo perfetto, un piccolo diamante che brilla tanto nella costruzione drammaturgica quanto nell’utilizzo dei materiali scenici. Se pur in maniera accademica, lo spettacolo muove la materia teatrale nella direzione del sogno, utilizzando scatoloni, teli bianchi, valigie e vernici per costruire e decostruire la scena del crimine ossia la foto spietata di uno squarcio di città. Bare, letti, armi e sangue scorrono dinanzi gli occhi dello spettatore lasciando che l’immaginazione si intersechi all’inchiesta, a una vera e propria denuncia rivolta alla vita della metropoli. Per ritrovarsi tutti un po’ vittime e un po’ carnefici.

Matteo Antonaci