Figure oltre il presente 2021 – Mario Bortolotto

Convegno di studi e concerti d’eccezione

Il Teatro Verdi di Pordenone ha particolarmente a cuore la divulgazione culturale della musica d’arte: nel perseguire questa finalità, ha ora trovato un partner prestigioso nell’Università degli Studi di Udine. Da questa collaborazione prende il via un progetto pluriennale di portata nazionale e internazionale, “Figure oltre il presente”, che quest’anno viene dedicato al cittadino pordenonese più rappresentativo nell’ambito della diffusione e valorizzazione della musica colta, Mario Bortolotto (Pordenone, 1927 – Roma, 2017).

Con cinque appuntamenti di approfondimento on line, un importante Convegno di studi in presenza – che coinvolgerà alcuni tra i massimi conoscitori in Italia della produzione bortolottiana – e sei concerti con protagonisti d’eccezione, tra il 3 e il 12 novembre si andrà a comporre l’importante omaggio (3, 4, 5, 8 e 9 novembre online e nelle giornate del 10, 11 e 12 novembre in presenza al Verdi): un percorso di alto profilo accademico ideato e curato da Roberto Calabretto, docente di discipline musicologiche all’Università di Udine, per l’aspetto scientifico-musicale, e da Maurizio Baglini, consulente musicale del Teatro Verdi, per la programmazione musicale. Per l’edizione 2021, l’ambizioso progetto – a cui aderiscono anche la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, il Comune di Pordenone e la Fondazione Friuli – vuole contestualizzare la riflessione musicologica di Mario Bortolotto associando aspetti di studio accademico alla necessità culturale di svelare la genialità e la profondità del suo pensiero musicale.


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MARIO BORTOLOTTO
(Pordenone, 30 agosto 1927 – Roma, 27 settembre 2017)

Saggista, musicologo, critico musicale.
Mario Bortolotto nasce a Pordenone il 30 agosto 1927. Inizia lo studio del pianoforte con la M° Valdissera ed Erminia Foltran Carpenè, per poi proseguirlo con la pianista Pia Baschiera Tallon. Sotto la guida di Gino Gorini, allora docente al Conservatorio di Musica “Benedetto Marcello” di Venezia, ottiene infine il diploma. Per qualche tempo segue gli studi universitari di medicina tra Padova e Pavia, per poi laurearsi in filosofia con una tesi su Nietzsche e il concetto di Décadence. In quegli anni si dedica a sterminate letture, soprattutto di testi francesi e tedeschi. Ben presto si accosta alla neoavanguardia europea e frequenta gli Internationale Ferienkurse für Neue Musik di Darmstadt già dal 1955.
Bortolotto giunge nella città tedesca in un momento storico cruciale per la musica, ed entra così in contatto con i maggiori compositori del Secondo Novecento. Tra questi, frequenta con assiduità gli autori italiani, da Luigi Nono ad Aldo Clementi, passando per Franco Donatoni, Niccolò Castiglioni, Franco Evangelisti e Sylvano Bussotti che analizza in Fase seconda. Studi sulla nuova Musica (1969), che lo rende uno degli esegeti e lo storico più autorevoli delle ultime avanguardie musicali.
Il suo primo contributo critico risale però al 1960 con il saggio Chopin, o del timbro (1960), che stando a Mario Messinis, è quanto di più significativo sia stato scritto in Italia sul compositore polacco. Nel 1962 pubblica Introduzione al Lied romantico, che lo segnala all’attenzione di pubblico e critica. Importante è poi Il cammino di Petrassi, saggio contenuto nel primo numero dei Quaderni della rassegna musicale (1964) dedicato all’opera del compositore romano.
Dall’inizio degli anni Settanta ricopre incarichi universitari a Venezia e Bologna. Diventa professore di ruolo a Salerno, poi a Roma. In qualità di direttore artistico, organizza rassegne di musica contemporanea al Festival pianistico di Bergamo e Brescia e a Taormina, e per il decennio successivo è alla guida dell’Orchestra Scarlatti della Rai a Napoli. Funge da consulente al Festival di Pontino a Latina. Fonda e dirige la rivista Lo spettatore musicale, e scrive per diversi giornali, tra cui «L’Europeo», «Amadeus» e «Il Foglio».
Studioso di vasta cultura, nel 1962 Bortolotto pubblica il volume Introduzione al Lied romantico. Dopo aver affidato i suoi scritti alle case editrici Ricordi ed Einaudi, dalla fine degli anni Settanta passa ad Adelphi, che di lui ha in catalogo l’edizione rivista e accresciuta di Introduzione al Lied romantico; Consacrazione della casa, raccolta di interventi su opere di Berlioz e Wagner, Puccini e Debussy, Strauss e Berg, Schönberg e Janáček, Čajkovskij e Stravinskij; Dopo una battaglia. Origini francesi del Novecento musicale; Est dell’Oriente. Nascita e splendore della musica russa; le monografie Wagner l’oscuro e La serpe in seno, dedicato a Richard Strauss; Corrispondenze, raccolta di saggi e articoli vari, e Fogli multicolori, all’interno del quale riunisce pezzi destinati al quotidiano «Il Foglio»; infine postumo, Il viandante musicale. Per Adelphi scrive anche introduzioni (a Nietzsche, a Glenn Gould, a Feldman) e traduce dal francese.
Nel 2008 riceve la Medaglia d’oro ai Benemeriti della Cultura e dell’Arte dal Governo Italiano.

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